Per intraprendere un nuovo progetto in sella, basta davvero una semplice battuta e qualsiasi pretesto!
Proprio come quello ispirato dall’amico endurista veneto Giacomo Zanini che semplicemente affermando: «mi piacerebbe provare la nuova Himalayan Royal Enfield!», si è ritrovato coinvolto da Fabio Bianchi (scrittore di contaminazioni umanistiche e cultura motociclistica) nel cimentarsi in una scanzonata comparativa semi-professionistica con i modelli Himalayan 450cc e Guerrilla 450cc. Ovviamente, dato non di poco conto, anche grazie alla disponibilità di Pinuccia & Davide dell’Exclusive Store Royal Enfield “La Bottega delle Moto Speciali” di Cremona (che hanno procurato loro le moto), ma anche mediante la complicità di Stefano Miglioli e Stefano Superchi (entrambi membri del Gruppo Enfielders Rider Cremona) che in qualità di Videomaker ed Assistenti alla regia hanno trascorso una giornata sui Colli di San Colombano al Lambro (MI).
Giacomo Zanini proveniente da Cologna Veneta (VR), nonché motociclista indipendente adventure ed esperto conoscitore dei percorsi (sia sterrati, che stradali) dei Colli Morenici, Colli Euganei, Colli Berici e dei Monti Lessini (praticamente tutti itinerari del suo territorio di provenienza), non solo ha potuto sperimentare le due motociclette citate, ma a sua insaputa e tramite l’originale sorpresa ideata dall’amico scrittore Fabio Bianchi, si è ritrovato nel cuore della Pianura Padana a pochi chilometri da Lodi e Crema, in un territorio similare al suo di provenienza.
Dal Cremasco al territorio Lodigiano, giungendo verso il territorio del fiume Lambro, vi sono (come sanno bene gli abitanti della provincia cremonese, ovvero gli uomini del Po) numerosi ponti che collegano le sponde dei fiumi e dei paesi. 
Ci si può soffermare a riflettere antropologicamente e divagare sulla simbologia intrinseca di questo territorio, che influenza indirettamente le percezioni ed il temperamento degli abitanti.
Il grande fiume, ovvero il Padus (ovvero il nome latino del Po, come ancora viene chiamato dalle popolazioni del luogo) o Eridano (come veniva chiamato dai Greci prima dell’Impero romano e come sono nominate le ricorrenti e numerose Vie urbane, appunto Eridano e/o Eridania che si dirigono dai centri cittadini verso il letto del fiume), è alimentato da innumerevoli altri fiumi emissari e immissari o da molteplici Canali artificiali quali il Muzza, il Vacchelli, il Naviglio Grande Pallavicino, il Naviglio Civico, il Navigabile o il Morbasco (giusto per citarne alcuni); di conseguenza durante i tragitti motociclistici ci si trova scortati dalla compagnia silenziosa dell’Adda e del Serio (se ci si dirige verso Lodi), oppure dell’Oglio (se ci si dirige verso il bresciano).
I nostri fiumi (tutti che intervallano i confini territoriali e che sono necessariamente da attraversare per giungere da un luogo all’altro) è come se trasportassero con sé l’essenza di altri territori che qui confluiscono in una corrente comune sia a livello fluviale, sia a livello culturale. Come compare nella filosofia greca presocratica di Eraclito “tutto scorre e tutto diviene” e metaforicamente il flusso di un fiume concentra in sé la ragione “del divenire delle cose”. Esiste il rischio che le acque della conoscenza potrebbero divenire, proprio come le piene dei fiumi, incontenibili, impetuose e straripanti, ma se ben arginate e canalizzate, possono circoscrivere e ramificarsi in una ricca, appagante e dinamica conoscenza culturale.
Mentre ci si dirige verso il lodigiano, alla guida delle Royal Enfield, secondo la considerazione di Fabio Bianchi, si apprezzano particolarmente gli stradoni immersi nel verde del territorio lodigiano, a suo avviso sottovalutato e non adeguatamente apprezzato perché appunto poco conosciuto. Lodi ha un certo fascino e degli itinerari niente male ed altrettanto suggestivi. Inoltre, i piacevoli stradoni illuminati, ben mantenuti e asfaltati, con innumerevoli svolte, curve, cavalcavia, rotonde, intersezioni, diramazioni verso il piacentino, bergamasco, pavese e/o milanese, offrono un’esperienza di guida motociclistica davvero gradevole, che permette di viaggiare spediti in sicurezza, con quella disinvoltura “pepata-touring” a pieno regime del motore, che richiama le immense strade Highway federali americane.
Giunti a San Colombano al Lambro, è possibile ammirare l’imponente rilievo della inusuale ed anomala collina che erge solitaria a ben 187 metri sopra il livello del mare e si estende per circa dieci chilometri in lunghezza e per diversi metri in larghezza. È inutile affermare che lo stupore lascia spazio all’ammirazione nel comprendere il motivo per cui è definita “la collina di Milano”. Sì! Proprio Milano, in quanto seppur si pensa erroneamente d’essere in provincia di Lodi, poco distanti da Borghetto Lodigiano e San Angelo Lodigiano e tra altri comuni lodigiani, oppure in provincia di Pavia (la quale dista a pochissimi chilometri da questa collina, che non ha nulla in comune con le colline dell’Oltrepò pavese, in quanto sviluppatesi morfologicamente attraverso isolate circostanze geologiche), in realtà San Colombano al Lambro è in provincia di Milano. Ha questo nome perché si trova nel territorio del fiume Lambro e perché ha ospitato il monaco irlandese San Colombano (PS: da non dimenticare protettore dei motociclisti), in cammino verso la sua Abbazia di Bobbio (raggiungibile dalla via Francigena che passa di qui) protetto dai sovrani longobardi Agilulfo e Teodolinda.
Per i bikers che desiderassero addentrarsi sui tornanti e tra i numerosi svincoli collinari (sia asfaltati che sterrati) dei Colli di San Colombano al Lambro, sappiano che l’attrattiva di questo territorio è alta; quindi, non resta che entrare nel paese e seguire le indicazioni “Castello”. Giunti di fronte all’ingresso del castello voluto e edificato nel 1164 d.C. da Federico Barbarossa che comprese la collocazione strategica di questo territorio e successivamente dai Visconti-Sforza nel Trecento (infatti si notano le trasformazioni e le caratteristiche tipiche dei possedimenti feudali viscontei), bisogna svoltare a sinistra e seguire la strada in salita in via Collada. Ammirando l’imponenza delle mura del Castello, ad un certo punto della salita sulla destra, svoltando in via Santa Maria dei Monti, si inizia a salire in cima al Parco della Collina. Da questo punto in poi ci si trova immersi in un mondo extrapadano, a tratti elfico. Il paesaggio ricorda quello dei colli appenninici e/o morenici ed è immerso in boscaglie di querce, robinieti, castagneti, ontaneti e numerosi vigneti, sino a giungere al punto panoramico dove a destra è possibile ammirare la pianura lodigiana e a sinistra la pianura piacentina sottostanti. Il castello di San Colombano al Lambro è anche noto per l’ammaliante elogio letterario del soggiorno del poeta e filosofo Francesco Petrarca, il grande letterato che insieme a Giovanni Boccaccio avviò il movimento culturale dell’Umanesimo ponendo le fondamenta della letteratura italiana. Tra le numerose curiosità poste in cima alle strade comunali collinari di San Colombano al Lambro, scorgiamo ville caratteristiche ed imponenti e fra queste anche la residenza del cantautore Gianluca Grignani che da anni abita in questo comune aderente alla sua creatività e non consuetudinaria qualità artistica. Il desiderio sarebbe quello di passare a salutare Gianluca, ma per discrezione preferiamo evitare di disturbarlo ed essere inopportuni; quindi, iniziamo a cimentarci nel vivo della comparativa.
L’Himalayan, proseguendo il nostro itinerario motociclistico, coerente alle aspettative di Giacomo ed a quanto si racconta e si promuove: si tratta di una motocicletta eccellente e multiuso. Questa nuova Himalayan è stilosa, al passo coi tempi, nonostante sia accessibile a molti motociclisti, non è seconda a nessuno e ostenta un fascino ammiccante. È curioso anche sapere che monta lo stesso telaio Harris (produttori storici di telai “D.O.C” sportivi, performanti e curati: una garanzia di indiscussa qualità) e lo stesso motore Sherpa 450cc e alcune particolarità della Guerrilla 450cc. Tuttavia, entrambe possiedono particolari, destinazione, stile, utilizzo e design differenti. Himalayan e Guerrilla potrebbero essere considerate erroneamente la stessa moto ma con abiti diversi; invece, nonostante condividano alcuni particolari tecnici di progettazione, sono decisamente due moto differenti.
L’improvvisata “Combriccola Bikers Royal Enfield” comprendente Fabio, Giacomo, Stefano & Stefano, scesi dai colli e ritornati in pianura sulla strada di ritorno verso casa, proseguendo per un tratto dopo Lodi sulla via Emilia (per poi svoltare verso Codogno), terminato questo itinerario, non hanno potuto che prendere spunto da una tipica e schietta tipica frase dialettale lodigiana, affermando che queste due motociclette «le fa minga Balà la Sùmmia» (tradotto: “non fanno ballare la scimmia”). Cioè alla loro guida non si perde tempo ma, oltre ogni aspettativa sono in grado di offrire molto! Oppure sempre concludendo con un eufemismo dialettale territoriale, si potrebbe anche dire che: «Lì ghà ‘na pèssa per ogni büs!» (tradotto: “Hanno una pezza per ogni buco), termine utilizzato per affermare qualcosa o qualcuno che in ogni situazione è utile, sa distinguersi, è all’altezza ed è sempre e comunque efficace ed efficiente. O meglio ancora, si ha concretamente la possibilità «de Tolà sù dùlsa» ovvero traducendo sempre l’espressione dialettale cremonese con una forma moderna anglosassone: “take it easy”.
TESTO E FOTO DI FABIO BIANCHI
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