Categoria: Biker World

Domani parte ufficialmente il Tourist Trophy, forse la corsa su strada più spettacolare e pericolosa. Il suo fascino e il suo magnetismo viaggiano su quel bordo invisibile e pericoloso tra la vita e la morte, qualcosa che nell'essere umano ha sempre esercitato un'insana attrazione. Ma in quanti pensano che sia ormai una corsa anacronistica?


Quanti sono esattamente non lo so, ma di sicuro quelli che ne sono attratti sono sufficienti a decretare una rinascita di questa gara nata ormai nel lontano 1907. Lo show business, seducente e impietoso, ha ridato nuova linfa, fatta di riflettori e grandi sponsor, ad una gara che messa nel ripostiglio del motomondiale nel 1976, sembrava destinata ad estinguersi.

Il suo anacronismo è sancito da quello che oggi è il focus di tutte le principali società che organizzano gare, che non vogliono cattiva pubblicità e che non vogliono associazioni di piloti arrabbiati a contare i morti, e investono molti soldi nel rendere i circuiti sicuri. Di poche settimane le polemiche sulla pericolosità, più o meno veritiera, del circuito di Monza. Insieme a loro ci sono le aziende che progettano e costruiscono l'attrezzatura per i piloti, alcuni noti marchi italiani sono al vertice dello sviluppo di dotazione di sicurezza.

Che il TT sia pericoloso, ce lo ricorda l'ennesimo episodio, ancora prima di iniziare le gare, durante i test, il pilota giapponese Yoshinari Matsushita del team Tyco Suzuki ha perso la vita.

La verità però, quando non si appoggia su fatti oggettivi, è spesso formata di tonalità, di gradazioni. Troppo comodo rifugiarsi nel dilagante complottismo tipico del circo di trasmissioni televisive serali che cercano congiure e congiuristi. Il TT è sopravvissuto perchè c'è un paese che vive in maniera viscerale la tradizione delle gare su strada, c'è un paese che lo riconosce come parte della propria vita, e c'è un mondo fatto di persone che lo reputa parte integrante della propria esistenza, un mondo fatto di uomini, donne, mogli, figli, madri, imprenditori, amici, e chi ne ha più ne metta.

Per meglio comprenderlo potete vedere il film documentario "TT3D: closer to edge" incentrato sul personaggio del momento, Guy Martin, ma dove c'è una commovente testimonianza della moglie del pilota Paul Dobbs, Bridget Dobbs, morto al TT nel 2010 durante la gara di Supersport 600. E' dalle parole di Bridget che si comprente quanto il TT riesca a immergere le persone nel suo mondo, fino all'accettazione del tragico.



La sua spettacolarità, l'adrenalina dei giorni che lo preparano, la velocità e la bellezza del circuito, quella sottile linea tra la vita la morte che accettano i piloti e chi gli ruota intorno, sono solo la realtà che vivono tutti i giorni, in cui sanno che potrebbe esserci un prezzo da pagare per vivere in un mondo che se ieri sembrava destinato a finire, oggi risplende di nuova luce.
E' un fuoco che è rimasto caldo sotto le ceneri e che un vento mediatico ha reso di nuovo un incendio, luminoso e seducente come solo il fuoco sa essere.

Giusto o sbagliato lo può decidere ognuno, ma intanto, signore e signori "il Tourist Trophy" la corsa più spettacolare del mondo.

Wolf

 


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