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Motociclisti a novanta
Categoria: trafiletti

Non stiamo parlando dell’angolo retto tra gambe e busto che spesso diventa un bel vedere, anche se a volte in quella posizione, figurativamente parlando, ci sentiamo messi da balzelli, imposte, tasse e infrazioni che non riteniamo giuste.


Non parlo nemmeno del tanto amato angolo dei motori a V o a L di molte configurazioni storiche che hanno fatti di gloriosi marchi il segno distintivo, siano essi longitudinali o trasversali.
Figuriamoci poi se ci permetteremmo di considerare il novanta, unito al sessanta, per quel famoso trittico di numeri (90 – 60 – 90) che da sempre sono simbolo di belle forme.

Qui si parla di 90 come numero. Quel novanta che può essere croce e delizia di noi motociclisti. Una delizia quando la strada si allunga nelle periferie diventando “extraurbana” e di conseguenza, teoricamente dovrebbe avere il suddetto limite di velocità. Non eccessiva e nemmeno così ridotta da permettere una guida rilassata e piacevole senza rischi né pericoli particolari, peccato che proprio in quel quasi immenso reticolo extraurbano siano cresciuti una infinità di variegati limiti di velocità, dai 10 ai 80 km/h, che oltre a essere a volte ridicoli diventano vera confusione per chi guida e spesso trappola o fonte redditizia a seconda dei punti di vista.

Cartelli messi “ad minchiam” che si sovrappongono in un arabesque di numeri che invece che dare sicurezza confondono e che di conseguenza, seppur ingiustamente, perdono di significato.
La costanza e la chiarezza dei limiti, magari limitata al 50 urbani e 90 extraurbani come da lontana memoria, potrebbe essere più chiara, facilmente rispettabile e di conseguenza, forse, più sicuri.

Quei 90 km/h che sopravvivono in molte superstrade a due corsie, seppur anche qui con la stessa fantasia al ribasso, e che sono diventati qualche anno fa anche il limite delle Tangenziali Milanesi nonostante le tre corsie per tutto il perimetro della Metropoli Lombarda.
Un limite che nelle ore di punta scende a un decimo e che senza traffico diventa davvero ridicolo, tant’è che difficilmente viene rispettato come poteva invece esserlo il precedente e più logico 130 Km/h.

Tante piccole incongruenze di cui il 90 è protagonista e con cui cerca di sopravvivere con la sua pienezza di numero nella Cabala.
Quel 90 vuol dire paura per la “Smorfia” e il cui significato diventa una costante inconscia del nostro andare in moto, quel timore sottotraccia e sottopelle che quasi sempre è quello che ci salva la vita a 90 km/h… ma un po’ a tutte le velocità.

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N.B.
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