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Giovedì, Gio Gen 2021

Lo chiarisco subito, così se non vuoi continuare a leggere ne hai motivazione.

Sara io non la conoscevo, non ho mai avuto il piacere di incontrarla di persona, ma essendo parte della grande famiglia dei motociclisti è come se fosse l’esatto contrario. Non scrivo queste righe quindi come epitaffio o per celebrare una persona che appunto non ho mai incontrato. Le scrivo per celebrare un concetto, un’idea, un sogno. Sara aveva 18 e rimarrà per sempre una giovane innamorata delle moto, dell’enduro e dei rally. La sua corsa è terminata in Sardegna, non durante una tappa a tutta velocità, no, in uno stupido trasferimento stradale, con il destino stampato sul cofano di un’automobile con cui si è scontrata. Non è questo un processo morboso nel cercare per forza un colpevole, si parla solo di fatti. Strana è la vita, mentre la maggior parte delle coetanee (e coetanei maschietti) di Sara si trascinano come Zombie tra centri commerciali alla ricerca della maglietta ultima moda ascoltando musica che alle orecchie di un vecchio come me suona solo come rumore, la sua passione si rivolgeva alla terra, ad una gomma tassellata ad un road book. Uno dei pochi scogli pronti a resistere e a dimostrare ad un mare burrascoso che vuole che i giovani non si appassionino al motociclismo che la verità non è sempre scontata. Ora attaccarmi a questo punto del mio ragionamento è facile. Tanto facile da essere superficiale. E suona più o meno con la solita cantilena...eh ma se fosse stata come le sue coetanee a spasso in un centro commerciale ora sarebbe ancora tra noi. Tutto vero, e lo dico da papà. Lo dico da uomo che leggendo la notizia di quanto accaduto e guardando la sua piccola giocare sul tappeto di casa si è commosso fino alle lacrime. Tutto vero dicevamo...ma quale è la vita vera? Dove abitano le passioni? Quali sono le speranze per il nostro futuro? Riflesse in una vetrina con un improbabile cappello in testa e cuffia nelle orecchie o in sella alla propria moto seguendo una traccia scritta male su un navigatore con in bocca il gusto che sa di polvere, di sale, di gioia ed emozione?
La mia risposta ve la risparmio. Datemi se volete la vostra.

Ciao Sara, non ci siamo conosciuti, ma mi è bastato leggere del gesto del grande Botturi per capire che vuoto lasci.

Moto, lacrime, gioia, passione.

aMotoMio ringrazia con tutto il cuore Alessandro Botturi per averci concesso di utilizzare la foto di copertina. Grazie Campione