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Fughe al lago
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Le chiamavo così trent’anni fa quando scappavo da casa e dai lavori domestici con il consenso non sempre felice della moglie.
Avevano lo stesso sapore quando la figlia piccola giustamente pretendeva il suo tempo e queste diventavano le piccole fughe che il motociclista che è in me pretendeva.


Fughe di qualche ora, giusto il tempo di far andare le ruote e tornare in tempo per il pranzo in famiglia.
Poco per molti, ma in fondo meglio che niente, un veloce stacco dalla quotidianità e un’immersione totale nei miei pensieri più intimi e solitari.
Ernano anni che non scappavo, vuoi interessi e impegni diversi, vuoi che comunque si cambia, eppure stamattina la voglia era quella di fuggire da qualcosa, forse da nulla, semplicemente magari un po’ di nostalgia.
Così la strada è quella solita di tanti anni fa, quella vecchia, lontano dalle veloci superstrade infilandosi in paesi che affollano la campagna che confina tra la Lombardia e il Piemonte.
Il Ticino che a Oleggio fa da confine tra le due regioni e poi su verso Dormelletto e Arona.
La città lacustre mi accoglie, oggi come allora, con il suo traffico di gitanti domenicali, ma basta superarla verso Stresa e il lungolago diventa piacere da guidare.
Tante le moto incrociate, probabilmente in fuga come me, difficile non rispettare i limiti, non c’è fretta e il piacere del panorama del piatto lago in cui si riflettono i monti e le barche alla fonda invitano a una guida dolce e rilassata.
Una sosta con lo sfondo delle isole Borromee ed è già ora di ripartire.
Questa volta rotta verso Sesto Calende per attraversare di nuovo il fiume azzurro e poi giù verso Golasecca, il punto dove nasce il Naviglio, e Somma Lombardo seguendo ancora quelle strade di un tempo.
Strade uguali ma cambiate, rotonde e svincoli che portano a centri commerciali e a strade di alta percorrenza che snaturano con la loro efficiente praticità quel romantico piacere delle fughe al lago, ma non riescono a modificarne l’essenza.
Poco più di un centinaio di chilometri con il passo giusto per ritornare e sentirsi dire dal balcone “A tavola che è pronto!”.

Flap