Per il terzo anno eccomi ancora vestito elegante, e una moto dal sapore Vintage, a partecipare al DGR, forse l’ultimo.
Una bella idea, il “The Distinguished Gentlemans Ride “, di Mark Hawwa che nel 2012 ha iniziato questa suggestiva raccolta fondi per la ricerca sul cancro alla prostata.
Importata nel 2014 in Italia da Matteo Adreani, con il primo evento di Milano, ha avuto subito successo, tanto da coinvolgere ed estendersi in numerose altre città italiane.
Una moltitudine di motociclisti che per un giorno esagerano nell’eleganza cavalcando moto vintage, special o comunque classic, seguendo un dress e motorcycle code come prescritto dai dettami dell’idea originale.
Molti puntano più sull’apparire che al donare, molti ci sono e non versano un euro, altri magari donano abbondantemente in silenzio e senza clamore.
Tanti presenti solo perché ci si deve essere!
Questo è comunque una costante di ogni iniziativa benefica e solo la coscienza personale è giudice del proprio comportamento.
Già, la beneficienza, lo scopo primario di questa iniziativa, oltre a quello di far conoscere e diffondere una realtà che tristemente colpisce una buona percentuale della popolazione maschile.
Quest’anno ho sentito e seguito qualche osservazione in merito alla destinazione dei fondi raccolti, la percentuale che nel caso dovesse arrivare anche nel nostro paese e sui costi di gestione.
Abbiamo chiesto spiegazioni anche se, per il momento, non abbiamo ancora avuto risposta; comunque sono presente perché in fondo credo nella buona fede delle persone, insomma mi fido, e il fatto che si porti alla ribalta, e a conoscenza con una buona causa, un argomento così importante mi basta.
Digerisco un po’ meno, ogni anno sempre di più, questa “Talebana” chiusura nello stile e nei modelli delle moto che poi in fondo se sei “Qualcuno” va bene tutto, non mi piace il segreto di Pulcinella del luogo di partenza e del percorso che conosci “solo” se sei registrato e forse non mi piace neppure l’esagerazione dell’eleganza quando sfocia in Carnevalata.
Lo so, sono tre anni che faccio parte, con convinzione, di questo circo ma quest’anno ha avuto un sapore diverso, mi è sembrata più una sfilata di amici e amicizie allargate, un “ce la suoniamo e ce la cantiamo”; forse si è diluito lo spirito benefico a favore dell’esserci a tutti i costi, magari è solo una sensazione, chissà.
L’anno prossimo non so se ci sarò, ci penserò, di sicuro continuerò a fare quel poco che posso per aiutare gli altri e la ricerca ma forse in modi e direzioni diverse.
Flap