Categoria: trafiletti

Ricordo gli anni ’80 e una Simca 1100 LS, dove LS non stava per Lusso Sfrenato, lanciata nel discesone della superstrada verso Lecco al raggiungimento della massima velocità di tachimetro.
La pirlaggine dei diciottenni di allora con poche risorse, pochi mezzi, meno cavalli e cc ma sempre con quella smania di velocità.
I tachimetri scrutati con curiosità quando da ragazzi si chiedeva “Quanto fa” o empiricamente si toglievano 20 km/h dal fondo scala per la presunta massima prestazione.


Non importava la veridicità, non c’erano forum o web a confutarla, al massimo il Bar e le riviste specializzate, davvero specializzate e autorevoli.
Ripartendo dalla bicicletta fatta correre più forte con quel turbinio di spinte sui pedali in una continua sfida con gli amici di allora fino ai motorini, di solito rubati al Nonno, con piccoli trucchi, anche qui fantasiosi, per recuperare quei 5 km/h e magari superare i sessanta…..
Poi le 125, non quei missili della generazione successiva, ma quelli che a manetta inversata ci facevano correre attorno ai centoventi all’ora e ci sembrava di volare con i capelli al vento e le lacrime che scendevano dietro ai Ray-Ban.
La prima moto vera e la rincorsa alle “Due gambe” non intese come donna bensì quella velocità soglia della doppia centinaia, un limite per molte medie prima degli anni ’90.
La rincorsa della velocità, della massima, anche quando questa era limitata a 250 per le potenti Bavaresi a Sogliola e la follia di spingere una Sportiva a oltre 260.
Cose che fanno ora sorridere quando i trecento sono alla portata di molte moto e di molti motociclisti.
Cose che mi fanno sorridere ora che la velocità ha perso in parte significato, capelli grigi e famiglia a volte fanno chiudere il gas più che la vena giugulare sotto al casco.
Ma cose vissute e ogni velocità era emozione, una piccola conquista relativa che piano piano seguiva il nostro crescere anche in moto.

Flap

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