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Verso Lei

Lui era uno di quelli che non hanno mai amato le moto, non le mai guardate con interesse, ormai automobilista da un paio di anni con tutte le comodità del caso.
E’ vero che aveva guidato nell’età del “cinquantino” qualche sgangherato motorino ritrovato in cantina ma nulla di più.
Finche “Lei” dice “però belle le moto” e così complice anche il traffico da affrontare ogni giorno attraversando diametralmente la metropoli lombarda lo convincono all’acquisto.

 

Pochi soldi a disposizione e il massimo arrivabile è un Benelli 125 2C di terza mano del 1976, era maggio del 1982, fate voi due conti.
Pero manubrio basso Tommaselli, marmitte rialzate, cupolino dello “Sport” e sella a “panettone” fan perdonare il verde metallizzato e nero della carrozzeria.
Inutile dire che gliel’ha portata a casa l’amico complice non avendo mai guidato lui una moto.
Fa apprendistato e ritocca l’estetica con un voluttuoso Rosso Ferrari che rendono più piacevole la fumosa motocicletta.
Solo due mesi dopo il primo viaggio.
Un viaggio che forse fa sorridere, ma agli occhi del novello motociclista senza possibilità di utilizzare l’autostrada e soprattutto non essendo un viaggiatore aveva il sapore dell’avventura.
Una tenda e un sacco a pelo militare sul portapacchi realizzato con tubi idraulici, non quelli a treccia, proprio quelli in ferro, dal padre e sulle spalle uno zaino confezionato dalla mamma, eccolo lanciato, scappando da una nuvola di azzurro fumo di miscela al 5%, verso la Val D’Aosta.
Destinazione Brusson, cartina e via verso Lei che era in villeggiatura con i genitori.
Si sentiva libero come non mai, incosciente del fatto che la vetusta motoretta potesse avere qualche problema e che ovviamente non sarebbe stato in grado di risolverlo comunque.
Libero di andare e di correre sul filo dei cento all’ora che cantava Gianni Morandi.
Un campeggio dove piantare la tenda e poi giù verso l’albergo di Lei, discesone veloce dove spingere tutte le cinque marce un bel sinistra destra veloce, peccato il trattore che si immetteva più avanti.
Inesperienza, sarebbe bastato scalare una marcia e superarlo…... ma no, pinzata assassina sul brecciolino e il rodeo con la due ruote finisce nel campo a lato.
Casco? Non era obbligatorio e non l’aveva ancora comprato guanti neppure, scarpe da tennis, jeans e giubbino di nylon, praticamente pelato come un’anguilla.
Appoggia il povero Benelli e fa l’autostop per andare in paese, ovviamente si ferma la Guardia medica che provoca un mezzo infarto a Lei che lo vede scendere sanguinante.
Medicazioni di rito, nulla di rotto e di grave, lassù qualcuno o era distratto o non lo voleva ancora, e torna a recuperare la rossa amica ferita.
Cupolino rotto, freccia penzolante e leva del cambio piegata.
La morsa di un benzinaio e buon nastro da pacchi e la motoretta è ancora in moto.
Tre giorni dove anche l’acqua mette a dura prova la tenuta della tenda e le escoriazioni si fanno sentire nel sacco a pelo.
Era il “viaggio”, il primo e il nastro marrone che unisce i pezzi del cupolino non da fastidio, sta tornando a casa ancora con lo spirito libero, felice di questo prima grande fuga di questa piccola sfida che sarà solo il preludio di tante altre sempre più lunghe anche con Lei.
A proposito Lei c’è ancora e sopporta pazientemente la sua passione, sale poco in moto ormai ma ha capito che le passioni tardive sono spesso le più forti e le più difficili a morire.

Flap

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