Si attendeva da molto tempo una decisione della Superbike, che permettesse ad Aprilia di rientrare nelle derivate, ma prima del 2027 c’è poco all’orizzonte.
La Superbike Commession con i rappresentanti delle case si sono riuniti a causa delle voci sul fatto che il campionato, così… non acchiappa tanto. A parte soprannominarla “coppa Ducati”, che ai ducatisti nemmeno spiace tanto, lo spettacolo si è proprio asciugato, via via che si va avanti sembra che qualcosa sparisca da quello che una volta era un quadro bellissimo, ma oggi è sempre più sbiadito.
Udite queste voci, i componenti della Commission si sono messi tutti insieme e sforzando sforzando, se si guardano tutte le nuove regolette, hanno partorito un topolino. Tutte tranne una! Dentro le 1.200cc dal 2030… che botta!

Il resto delle regole, come detto, sono un tentativo di dare una raddrizzata ad una situazione che, come suol dire un noto giornalista di auto e moto, al baretto di Campodarsego, tra un bianchino e una bestemmia, avrebbero già sistemato. Invece, meno benzina, benzina più green e di un unico fornitore, torna incredibilmente dopo un solo anno di assenza il controllo di limitazione dei giri, un accesso diverso e più facile alle concessioni. Una lista della spesa, che quando una moto nasce già con DNA diverso, troppo diverso, difficilmente può essere colmato, soprattutto da case che partecipano al campionato, ma le moto le vendono solo non targate e con un progetto ormai datato.
Ecco il peccato originale della Superbike made in Dorna
Il caso BMW, capace di sfruttare con Ragzatlioglu le concessioni a disposizione, potrebbe aver ispirato queste norme, sembra però che il caso si sia spento proprio con la partenza dalla BMW del pilota turco, indeterminando di farro la reale efficacia di queste fantomatiche concessioni applicate a moto nate con un pedigree tanto diverso. Quando la moto deve essere “pronto superbike” e il portafogli di destinazione diverso, tutto si complica.
Ma poi in fondo alla lista arriva il ruggito del coniglio. Tutti d’accordo si passa alle milledue! Evidentemente anche le case sono tutte d’accordo, compresa Noale che da lontano può pensare di portare avanti, o rinnovare, la sua perla nera, la RSV4 1100, o 1200 addirittura! Questa nuova soluzione ci racconta molto di quando si stanno modificando le scelte e i piani industriali delle case motociclistiche, disposte a rivedere le proprie cubature per amor delle competizioni, o semplicemente alla ricerca di una novità da introdurre sul mercato, rivitalizzando un segmento di mercato decotto.

Mossa estrema, risultato incerto, Ducati non starà di certo a guardare, Borgo Panigale una Panigale 1100 già ce l’ha, ma case come Aprilia hanno un’esperienza mai sopita nel mettere targa e fari a moto nate prima in pista e poi addomesticate. Non è da escludere che questo nuovo segmento, non porti in pista anche qualche casa dell’estremo oriente, CFMoto ha già fatto vedere che una moto la smettere insieme, i più critici ricordano la “mancanza di fantasia”della casa cinese, ma da qui a tre anni, come accade per le auto, qualche casa cinese potrebbe accreditarsi in modo più importante.
Un bombardone da strada senza senso?
Allo stesso modo però questo passaggio potrebbe determinare il ritiro di qualche casa, meno interessata a investire su una nuova moto e un nuovo motore, moto già costose in una versione “standard”, ma che devono finire nelle concessionarie in versione pre-Superbike, ad un costo e per un tipo di moto, a cui il pubblico non sembra più interessata.
Riassumendo: in Superbike mancava un contendente importante, e gli amici del bar… volevo dire della Commission, sono andati a caccia di un contendente. Vale la pena ricordare però agli amici della Commission, dalla quale più volte la MotoGP ha “assorbito” qualche buona idea, che alla Superbike non solo è venuto a mancare lo spettacolo in pista, ma anche quello fuori.