La Milano da bere ma non fumare
Categoria: trafiletti

Già, la metropoli lombarda simbolo di efficienza, modernità, moda, insomma l’ombelico del mondo economico.


Una città che ormai è diventata stretta per un traffico sempre più pressante e con spazi storicamente impreparati per accogliere il riversarsi dei visitatori, ma soprattutto dei pendolari, insomma di quelli che la Milano la vivono per lavorare.

Quella Milano che era la modaiola città “da bere” come citava un famoso slogan pubblicitario e che l’inquinamento ha portato ad essere anche una dove il fumo, delle emissioni da combustione, ormai ha raggiunto livelli preoccupanti.

Ho volutamente definito emissioni da combustione allargando la colpa alle centrali termiche di riscaldamento obsolete che sicuramente incidono in maniera preponderante, almeno nel periodo invernale, a rendere meno respirabile l’aria milanese.

Prova ne è stato il triste periodo del Covid quando le auto circolanti erano ridottissime e il livello del famigerato PM10 non calava.

Certo la soluzione è difficile da trovare, ma è invece semplice puntare il dito sui più facili da colpire e in qualche modo spennare.

Basta eliminare progressivamente la possibilità nel centro dei veicoli più inquinanti, un centro che si avvicina sempre più alla cerchia esterna, e che secondo illuminati studiosi preserva Milano come protetta da una bolla grazie all'area B, all'area C ecc.

Quindi via i Diesel, via i due tempi, via gli euro 0, insomma via tutti come si preannuncia in futuro, ma rimangono circolanti fumosi mezzi di trasporto pubblico e comunque, pagando, anche i furgoni, i camioncini, insomma anche i veicoli più “inquinanti” possono entrare in quella fantomatica zona protetta.

Certo probabilmente da qualche parte bisogna pur iniziare, la lotta al diesel e al due tempi è ormai allargata da tempo anche alle periferie, il mercato spinge verso soluzioni teoricamente più ecologiche.

E a farne le spese, però, sono sempre i cittadini, quelli che alla fine sono costretti, obbligati, ad adeguare il proprio parco auto per poter continuare a spostarsi.

In questo pendolarismo sono coinvolti anche i motociclisti che vedono i loro mezzi equiparati al potenziale inquinamento delle autovetture, con i motoveicoli due tempi banditi da tempo ed ora con la proposta di fermare anche i 4 tempi euro 0 e euro 1.

Ma come, in una Milano congestionata dal traffico dove le due ruote potrebbero aiutare a snellire la circolazione, dove andrebbe anzi favorito l’uso delle due ruote, la categoria è massacrata come se fosse una delle principali colpevoli di quest’aria inquinata.

Non vado a scomodare i dati e gli studi, non sono abbastanza preparato, ma la logica e l’esperienza mi insegnano che un ciclomotore per percorrere lo stesso tragitto urbano nel traffico impiega sicuramente meno della metà, probabilmente un quarto, fino a rimanere quindi acceso al massimo per qualche decina di minuti contro le interminabili code di SUV fermi per ore bloccati inesorabilmente.

Davvero pensiamo che un vecchio Ciao da 50cc seppur a miscela al 2% possa incidere nello stesso tragitto più di una grossa berlina da magari 3000cc a benzina euro 6?

Forse in questa lotta al fumo a Milano si dovrebbe usare un po’ più buonsenso, non fare di tutta l’erba un fascio, magari usare il cervello…o almeno bere di meno!

Flap Firma

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