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QUADRO4 – Test aMotoMio

“Quattro ruote spostano il corpo, due muovono l'anima.” Ormai siamo quasi stufi di sentirla, però se quattro ruote si guidano con un manubrio e piegano come una moto?
Lungi da me infilarmi nel ginepraio dei detrattori delle ruote oltre le due e tantomeno nella diatriba Scooter/Moto, questo è solo un test di un mezzo particolare che ci ha incuriosito e che abbiamo voluto toccare con mano... ma anche col c…... va beh ci siamo capiti.


Notevolmente inusuale in quasi tutto a partire dal numero delle ruote che sono quattro, e sono indipendenti, ognuna con il suo bel disco e tutte con lo stesso diametro e gommatura (14” -110/80).



La seduta è tipica dei maxi scooter con un ampio scudo e un completissimo cruscotto quasi automobilistico.
In effetti, questo Quadro4 può essere considerato un S.U.V., o meglio la linea di congiunzione tra lo scooter e l’auto, anche se rimane più vicino al mondo delle due ruote come idea e utilizzo.
Un allegro motore centrale di 350cc, quattro tempi, con 4 valvole (Euro 4) che sprigiona una trentina di cavalli, più che sufficienti per spingere adeguatamente il mezzo sia nel traffico sia lungo le tangenziali e autostrade, anche, volendo rischiare, oltre i limiti di legge.
Progressivo nella spinta con un variatore decisamente a punto.



Certo quando si viaggia in due o in salita, si vorrebbe un po’ più di pepe, infatti, è già in cantiere un motore di cubatura maggiore.
La caratteristica e l’esclusività, però, stanno nella sua ciclistica; costituita da un robusto telaio su cui lavora un doppio dispositivo HTS Hydraulic Tilting System ™ e di quattro ruote inclinate con sospensioni oscillante idro-pneumatiche indipendenti, sistema di frenatura combinato su tutte e quattro le ruote.
Questo permette al Quadro4 di inclinarsi come una moto e lasciare che ogni ruota subisca le sollecitazioni della strada in modo autonomo.
Prima di partire un minimo di apprendimento sulle funzioni delle varie leve di cui è dotato; una di stazionamento sul lato destro della sella che serve per le soste in pendenza e funge anche da antifurto poiché blocca, di fatto, con un perno un disco freno ed è comandato dalla chiave di accensione.
La seconda leva, quella dietro lo scudo invece blocca o sblocca il sistema idraulico permettendo in posteggio la stabilità, anche in posizione inclinata, nella sosta, e permette gli spostamenti in piano del mezzo.



Naturalmente un sistema di sicurezza impedisce la marcia con questa leva in posizione di posteggio.
Il motore ronza con la tipica sonorità cittadina del Maxi-scooter, giù tutte le leve e si parte.
Per fortuna mi è stato spiegato il diverso comportamento del mezzo rispetto alle classiche due ruote, la tendenza è una certa, ovvia, inerzia dovuta al sistema idraulico che impone di anticipare molto l’impostazione della curva e di agire in maniera decisa per impostare la piega.
Sulle prime per un motociclista sembra strano, ma dopo un po’ di chilometri diventa naturale, basta fidarsi del sicuro appoggio delle 4 ruote e lasciare che il Quadro4 si pieghi in maniera vistosa anche a bassa velocità.



Le ruote posteriori sulle prime mandano segnali strani, dovuti alla doppia impronta e al differenziale che gestisce la trazione sulle due ruote trasmessa da una cinghia ciascuna.
Fattaci l’abitudine si apprezza invece la tenuta che rimane sicura in ogni situazione anche di scarsa aderenza potendo sempre contare sulla doppia trazione, in sostanza se una ruota perde aderenza, l’altra compensa e ci toglie d’impaccio.
La combinazione del sistema HTS e della doppia trazione diventa un perfetto alleato sulle martoriate strade Italiane, sul pavé, sulle strisce e quando ci troviamo sotto le ruote buche, rotaie e tombini o similari.
Interessante anche il comportamento quando si affrontano strade bianche dove le sospensioni copiano le asperità mantenendo la linea verticale del mezzo, abbiamo provato a estremizzare la cosa salendo su un marciapiede o su uno spartitraffico, la linea non è stata minimamente influenzata.


La frenata è esagerata, del resto i freni a disco sono quattro, con la leva al manubrio destra si comandano i dischi delle ruote anteriori, mentre con la leva sinistra e il pedale sulla pedana destra, la frenata è integrale sulle quattro ruote.
Diventa superfluo l’ABS, di fatto non c’è ed essendo immatricolato come triciclo non è nemmeno obbligatorio.
Questa immatricolazione come triciclo, nonostante le ruote siano quattro, è possibile vista la ridotta distanza tra le due posteriori e permette, dettaglio non di secondaria importanza per i Milanesi, ad esempio, di percorrere le corsie preferenziali aperte ai motocicli.
Nell’uso quotidiano si apprezza la sensazione di sicurezza e stabilità, l’ingombro seppur importante, è paragonabile a quello di un Maxi-scooter e nel traffico ci si muove abbastanza bene, quando la strada si distende, rimane stabile anche ad alta velocità, avremmo gradito un parabrezza più protettivo ma basta attingere al catalogo optional per trovare l’altezza giusta.


La seduta è comoda, anche se la larghezza del tunnel centrale è notevole, le pedane sono larghe il giusto, peccato che la destra sia in parte occupata dal pedale del freno, questo, di fatto, non viene mai utilizzato, essendo più pratico e immediato il comando al manubrio, che però è obbligatorio per l’omologazione.
Tre scomparti, due nello scudo anteriore, uno con presa 12 V, e uno sottosella, apribile con chiave nel quadro, dotato di luce e presa 12 V, capace di contenere il casco durante il posteggio.
Spaziosa anche la porzione di sella riservata al passeggero che siede però ben rialzato e distante rispetto al pilota.
Le pedane, estraibili sono risultate leggermente arretrate e particolarmente larghe, obbligate dalla meccanica del mezzo, costringendo a mantenere le gambe un po’ aperte.
In fondo la denominazione di S.U.V. (Safe Utility Vehicle) con cui l’Azienda Svizzera presenta il suo Quadro4 calza a pennello.
Probabilmente sarà più apprezzato da automobilisti che vogliono scoprire la praticità, ma certamente un’alternativa in più per affrontare con sicurezza la giungla urbana e non solo.

Tutte le caratteristiche tecniche sul sito QUADRO4

Grazie al Golf Club San Vito per la Location fotografica

Abbiamo usato: Caschi Tucano Urbano, LS2, Caberg – Giacche Tucano Urbano e Alpinestars – Scarpe Stylmartin e TCX – Pantaloni Promojeans – Paraschiena Axo e Tucano Urbano

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