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Impaziente
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Da sempre insegno ai miei bambini, non intesi come figli, bensì alunni, l'attesa, il rispetto del tempo e quella sana capacità di sapere aspettare. In un'epoca del tutto e subito diventa sempre più difficile e faticoso, eppure non demordo forte delle mie, perdonali convinzioni d’insegnante dell'importanza del saper aspettare: il proprio turno, il momento adatto, la persona giusta, ecc.


Una forma di educazione, secondo me, di rispetto, insomma, di maturità.
Poi mi calo nei miei panni di eterno bambino frettoloso e goloso di nuove esperienze ed emozioni.
Così impaziente mi muovo, appena dato il "la", a costruire, realizzare e vivere la nuova idea o progetto.
A volte ossessivo, eccessivo, sicuramente frettoloso perché, proprio come quei bambini che provo a correggere, voglio vivere subito e pienamente quella nuova emozione. Ha un bel dire chi cita Gotthold Ephraim Lessing che “L'attesa del piacere è essa stessa il piacere”.
Ormai non attacca più, soprattutto quando l'età fa sembrare il tempo passato troppo maggiore rispetto al futuro.
Ecco che, quindi un invito a una prova, una nuova esperienza in moto, qualcosa di ancora non provato e visto diventa, ai miei occhi, come il paese dei balocchi per Pinocchio e mi ci butto immediatamente senza aspettare. Con incosciente, testardaggine ma tanta passione. Il rischio, sempre calcolato, e le indubbie incapacità passano in secondo piano senza vergogna.
Una fretta che significa aver paura di non fare a tempo, che non ci sia più tempo o semplicemente che sia troppo tardi.
E poi le emozioni e le esperienze, come dice Vasco Rossi delle canzoni...
“…son come i fiori, nascon da sole e sono come i sogni, e a noi non resta che scriverle in fretta, perché poi svaniscono e non si ricordano più” V. Rossi

Flap