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Samurai
MotoGP crisi Yamaha: la via del samurai è sbagliata?
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Alla vigilia del Gran Premio di Silverstone Yamaha fa i conti con il rincorrersi di voci e dichiarazioni in relazione alla crisi che ha colpito la casa di Iwata. Il digiuno di successi che l'ha colpita ha dato il via alla ricerca di colpe e colpevoli, coinvolgendo a tratti anche il nove volte campione del mondo Valentino Rossi, con continue allusioni sul suo possibile ritiro, che se non lontano, sicuramente non ha ancora una data.


Qualcosa però deve essere accaduto dopo alcune dichiarazioni di Lin Jarvis, patron del team Yamaha, che se inizialmente aveva parlato del fine carriera di Valentino, quasi a indicare im un cambio generazionale di piloti di casa Yamaha la strada per un ritorno alla vittoria, ha poi progressivamente cambiato direzione arrivando all'outing più completo: i problemi di prestazioni delle Yamaha sono dovuti ai ritardi nell'adattamento di Yamaha alla centralina unica, al software che deve essere condiviso con le altre case. Una dichiarazione sensazionale, anche se fatta solo nel momento in cui Jarvis riferisce che la nuova task force approntata da Yamaha ha cambiato radicalmente direzione, e qualche risultato inizia ad arrivare.

Si spiegherebbero così le lamentele dei vari piloti, sia quelli del team ufficiale in primis Valentino Rossi, ma anche in parte dei giovani Quartararo e Morbidelli, che a tratti hanno replicato la stessa lamentela di Valentino, la mancanza di grip nella moto in fase di accelerazione e uscita di curva, là dove l'elettronica dovrebbe aiutare a scaricare a terra il massimo della cavalleria, senza scomporre la moto.

Centralina MotoGP

Una Yamaha che quindi arriva in netto ritardo sulla maggior parte dei team, forse anche di Suzuki che manca di cavalli ma non di guidabilità. Una Yamaha che in tre anni dall'introduzione della centralina unica, non è stata capace di raccogliere ed elaborare i dati necessari ha cambiare direzione.

Viene quindi da chiedersi: quanto è anacronistica la via solitaria del samurai? Ovvero quanto è anacronistica la via giapponese di voler mantenere il materiale migliore solamente nel team ufficiale, team che nella mentalità nipponica deve essere l'unico a poter vincere?

Ducati ha già dimostrato in questa era della MotoGP che alcune regole non scritte vanno cambiate, i mantra di Gigi Dall'Igna hanno già modificato alcune di queste regole, con reazioni più o meno seccate e cruente di alcune case avversarie, non tanto per la questione alettone anche se spiega abbastanza bene l'indole del boss Ducati, ma quella per esempio di avere piloti più qualificati per i test in grado di dare dati più simili a quelli dei piloti che la domenica portano in pista le moto, ora copiato da tutte le case iscritte dalla MotoGP, piuttosto che nell'aumentare le moto ufficiali in pista per avere più feed back e più chance di vincere. Yamaha ha dimostrato di avere un parco piloti eccellenti, con due giovani nel team clienti Petronas in grado di giocarsela con i migliori ad ogni gara e a ogni qualifica.

VAlentino Rossi e Fabio Qaurtararo

Franco Morbidelli ha sicuramente carattere e polso per diventare un pilota vincente, Fabio Quartararo sarà probabilmente il rookie dell'anno, e il soprannome di "El diablo" è già un marchio. Con le due moto ufficiali già occupate per il 2020 è intelligente, indispensabile, avveduto, giustificato, trovate voi il termine migliore, mettere a disposizione del giovane francese il materiale migliore, quello per poter vincere, quello con cui una Yamaha, poco importa se ufficiale o no, possa tornare a vincere. Yamaha deve rinfoderare quell'inutile orgoglio nipponico e comportarsi come una casa motociclistica che vuole vincere il campionato. Forse anche con la via del samurai "un giorno" ci arriverà, ma in uno sport fatto di velocità muoversi al rallentatore quale senso ha? Se il campionato verrà vinto da una Yamaha Petronas, qualcuno nel team ufficiale dovrà fare harakiri?

Ducati ha annunciato che metterà in pista quattro moto ufficiali, Yamaha che fa, attende il miracolo?

Wolf

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