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Royal Enfield
Royal Enfield Classic 500 - test aMotoMio
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Mentre sono in sella a questa Royal Enfield Classic, mi gira in testa " Up White we belong" di Joe Cocker, e mi aspetto di veder arrivare, da un momento all'altro, Debra Winger.


Sta di fatto che questa non è una Triumph, io non sono Richard Gere e certamente le strade della bella mora non incroceranno le mie.
Comunque questo verde opaco fa molto ufficiale e adesso, a distanza di anni dal servizio militare, comincia a tornarmi gradito.
Sarà perché questa moto sembra appena uscita dal periodo post bellico, sarà che è quasi identica alla sua progenitrice, sarà probabilmente che ispira simpatia.
Plastica solo per alcuni dettagli, blocchetti elettrici e poche altre cose, poi solo metallo, di quello robusto, magari un po' grezzo ma di quello, nel caso, facile da raddrizzare, una moto di sostanza fatta per non mollare mai, o almeno provarci.

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Una moto che ha l'obiettivo principale di non lasciarti a piedi, tanto vero che nel caso, ad esempio, può essere avviata anche con la pedivella e funzionare anche senza batteria.
In versione monoposto, anche se di serie é fornito il sellino del passeggero, ha tutto quello che serve, ma nulla di più.
Probabilmente segue il famoso detto: quello che non c'è non si può rompere, sta di fatto che, in effetti, non manca nulla, contachilometri, spie di servizio e spia della riserva.
Unici fronzoli l'iniezione e l'ABS (a due canali) per il resto percezione di robustezza e di sostanza.

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Non leggerissima, circa 200 kg dichiarati, ma molto maneggevole con un ampio raggio di sterzata, posizione di guida raccolta, con pedane un po' alte per chi supera i 180 cm di altezza, ma in fondo comoda.
Vibrazioni percepibili che arrivano dal monocilindrico di 499 cc, ma mai fastidiose, una frizione morbida, dallo stacco deciso trasmette la potenza alla ruota, non molta in effetti, ma i 27 cavalli a disposizione sono buoni e non pigri, pertanto disimpegnano bene portandoci a spasso con allegria.

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La frenata e onesta e adeguata alle prestazioni come del resto la stabilità.
Inutile chiedergli cose che non sa fare; inutile tirare le marce, meglio cambiare velocemente, non va guidata di forza e in velocità.
Altrimenti si scompone, sulle morbide sospensioni, perde rigore e nello stesso tempo si perde il piacere della guida; meglio guidare rotondo, lasciandola danzare sulle curve godendosi il panorama.

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Buoni e intuitivi i comandi al manubrio e anche quelli a pedale, di grandi dimensioni e con abbondante gomma protettiva, solo il cambio non è veloce, ma chissenefrega, si fa fatica, a volte, a trovare la "folle".
Buone le finiture, in contrasto con dimensioni abbondanti, e piacevoli dettagli nostalgici, come il faro con palpebra carenato nel gruppo porta strumenti e con due piccole luci di posizione laterali.
Grosso e non bellissimo il portatarga che ingloba il faro posteriore, ma anche in questo caso fa molto "vintage", come i grossi parafanghi di ferro e la sella del pilota con molloni a vista.

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La moto in prova aveva qualche dettaglio after market, tra cui la marmitta dalla sonorità piena e coinvolgente che riporta ancora indietro nel tempo e sa far palpitare il cuore.
Una moto perfetta per chi si vuole avvicinare alle due ruote senza troppo impegno e che preferisce qualcosa di fuori dal coro, poi con un prezzo si poco superiore ai 5000,00 € ormai si acquista ben poco.

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Mentre riporto la moto, dopo la mia scampagnata giornaliera sulle colline Piacentine, da Moruzzi Moto, mi sento un po’ Ufficiale e gentiluomo e penso che in fondo non ci sta male nemmeno il sellino passeggero... metti che incontro Debra Winger!!!

Moto in prova grazie a Moruzzi Moto Piacenza

Caratteristiche tecniche sul sito Royal Enfield

Abbiamo utilizzato: Casco Caberg – Giacca, guanti e paraschiena Clover – Maschera Alzela - Stivali Stylmartin – Jeans Macna – Calze SIXS

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