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“Non solo un raduno”
Finalmente, dopo tanto tempo che per una ragione o per un’altra sono stato costretto a rinunciare ai viaggi in moto in compagnia di Fabrizio, domenica mattina mi sono quasi emozionato dall’idea di farci un bel giro in moto per cascine pavesi insieme agli amici di Alfonso.


Io, che non amo svegliarmi presto, ero all’appuntamento mezz’ora prima del dovuto e non stavo nella pelle dalla voglia di farci ancora una volta un bel viaggio noi due in moto come ne abbiamo già fatti tanti in giro per l’Europa.



Poi,accolti con la sua innata signorilità a Pavia da Alfonso, mi sono emozionato nel  godere del nebbione che ci circondava. Io sono uno di quelli che ama la nebbia, la ama persino quando è in auto ma in moto, almeno per me, è peggio del ghiaccio: da quello ti difendi, le gomme, i piedi che rasentano la terra, ti aiutano e poi fortunatamente, a me che non che te lo vada a cercare, dura poco. La nebbia no, con i faretti posteriori delle moto, con le visiere che si appannano, con le strisce bianche che diventano di sapone non ti difendi, è pericolosa e basta. Invece domenica era bello vedere il fanalino del Saturno che ogni tanto scompariva nella nebbia nonostante continuassi a sentire il rombo del 500 a scarico libero.



La signorilità di Alfonso, dicevo: ricordo la prima sera che l’ho conosciuto, mescolato in mezzo al branco del motogiro, era un motociclista come tutti noi ma era l’unico che a tavola cominciava a mangiare solo dopo che tutti i commensali avevano davanti il piatto oppure ricordo quando ci siamo scambiati le moto e lui, dopo aver percorso un bel pezzo ricco di curve sulla mia night train seguito da me sulla sua 60/6, invece di chiedermi “ma che razza di cesso di telaio ha ‘sta moto?”  mi ha detto “beh, certo una moto impegnativa…”, questo è Alfonso  che ringrazio, oltre che per il giro sulla sua moto nel 2011, per la bella domenica che ci ha fatto insieme.

Quella giornata è stata particolarmente dolce per me perché il sidecar di Alfonso mi ha fatto ricordare il più grande motociclista che io abbia mai conosciuto, un altro Alfonso, che adesso non c’è più ma che a 14 anni andò a Capo Nord con un dingo, a 16 con un amico in india su una vespa primavera e che girò tutta l’Africa e qualche pezzo di Asia in sidecar. E ancora mi sono emozionato nello scoprire come il suo ricordo, nei miei pensieri del viaggio di ritorno, sia diventato così reale e insieme così struggente da portarmi con leggerezza sulla sua tomba a dargli un salutino.
Un lungo filo che raccoglie il presente e il passato, gli amici, gli affetti, i ricordi, questo è anche la moto.

Giulio Cesare


Foto di Fabrizio Jelmini