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Martedì, Mar Ott 2020

..."inutile che mi chiedi quanto ci metto a sistemarti la moto; scenderà dal ponte solo quando sarà perfetta"...

Ci sono posti in cui ti senti a casa, anche se la tua quella vera è a parecchi km di distanza. Posti in cui passeresti le ore solo per il gusto di starci; a respirare il profumo dell'officina che si mischia con quello della passione; a riempirti gli occhi con i colori e i particolari delle moto nuove, che si mischiano a quelli dei viaggi veri ed immaginari in sella, in una tavolozza dalle sfumature infinte. Ci sono posti dove noi bambinoni veniamo coccolati meglio che in una beauty farm. Dove il poter almeno toccare così tanti "giocattoli" ci manda in ecstasi.

 

Certo per me alto poco più un metro e settanta arrampicarmi fino alla plancia di comando non è stato facile; e non ci sono ne il dottor spock ne il signor Sulu ad aiutarmi nelle manovre; ed invece questa specie di astronave austriaca è più leggera e maneggevole di quanto l'occhio non possa valutare. Ah si dimenticavo, mi sono appena issato sulla sella di una KTM990 adventure, dalla livrea bianca e dotata di ABS, che manco a dirlo ho voluto provare alla prima staccata in una strade deserta.

 

Direi, come'è giusto che sia, in tutte le gare si comincia a parlarne dalla fine, vale a dire dal risultato. Quindi un Pedrosa in gran forma, uno Spies in grande crescita secondo, un Lorenzo stremato dal gran caldo terzo, un Rossi quarto meglio di quanto potessero far pensare le tre cadute del week end e poi bla bla bla e bla bla bla, solita roba.

 

 

 

 

 

 

 

Cosa spinge un uomo vicino ai 50 anni ad alzarsi alle 5,30 per andare a provare una moto?
Il fatto che sia una delle moto più belle e desiderate da sempre?
I 186 cavalli dichiarati?
Il marchio blasonato che ha sul serbatoio?
La possibilità di provarla nel suo ambiente ideale?

Forse tutte queste, forse nessuna in particolare, sta di fatto che alle 8,00 puntuale ci si presenta alla reception per la conferma dei 20 minuti di Piacere precedentemente prenotati.

"Ma cosa mi faranno gli altri? Mi passeranno sopra le orecchie? Mi sverniceranno? Mi faranno cadere? Sai cosa gli faccio a quello lì se mi taglia ancora la strada in curva?"


 

Queste frasi le ho ho dette e le ho sentite dire un sacco di volte, e credo siano figlie della paura che colpisce noi schiappe geneticamente predisposti, ogni volta che ci avviciniamo ad una pista e vediamo il paddock pieno di professionisti... dei dilettanti. Cioè quelli che hanno il manico, il mezzo e... i mezzi.

Negli anni ’50 le maxi erano 500cc, più sotto imperversavano i 250, Gilera e Guzzi in testa.
Negli anni ’60 anche le Inglesi si allineavano alla storia del motociclismo, ma dagi anni ’70 si cominciò la rivoluzione, oltre  350 cc “protette” dal dazio, si cominciano a vedere spuntare sempre più intriganti Giapponesi che a suon di prestazioni ed estetica accattivante sbalordiscono il mercato, fino al colpo finale della Honda che sposta i riferimenti con la sua 750 Four, portano di fatto la cilindrata delle Maxi a questa cubatura, Ducati, Laverda si allineano nello sport e per qualche anno nel mondiale oltre alle allora classiche cilindrate compare la 750, poi trasferita in  endurance e in tempi più recenti in superbike con gioielli quali ad esempio le Honda RC30.

 

La notizia bomba che non è una bomba è finalmente stata ufficializzata. Dopo tante indiscrezioni e tanti indizi che giorno dopo giorno l'anno "disarmata", è arrivato il comunicato delle 2 case, a 2 ore circa dalla gara di Brno, quasi a voler lasciare i riflettori puntati sul GP per il tempo che meritava, senza voler rubare niente a nessuno.

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