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Vivere adesso- In viaggio per il mondo con Vagabond Instinct

Il desiderio di scoprire cosa c'è oltre la frontiera c'è sempre stata. Quando si è poi aggiunta la monotonia e quel prurito causato dalla quotidianità, era giunta l'ora di partire. C'è sempre stato quel desiderio di avventura e di scoprire le meraviglie della natura che si nascondono al di là di un versante.


Dopo l'ennesima volta che io (Jackie) ripetevo a Davide che il mio più grande sogno sarebbe stato di vedere prima o poi tutta la nostra Terra, un pomeriggio mi chiede: "Vuoi partire per il giro del mondo?".
"Vivere adesso" è il motto di Vagabond Instinct. Siamo Jacqueline Rinaldi e Davide Morselli e il 5 Giugno 2015 abbiamo lasciato tutto alla scoperta della nostra preziosa Terra. L’idea è vedere, prima o poi e senza fretta, tutti i continenti e le cose più belle che ospitano. Per inseguire il nostro sogno siamo partiti in sella alla nostro Suzuki 650 da Mirandola, in provincia di Modena. Dopo 60.000 km tra nord Europa, Russia, Mongolia, Giappone, il sud est asiatico e dopo una sosta di lavoro nella terra dei canguri, siamo a Perth, e ripartiremo presto all'avventura, stavolta alla scoperta dell'Oceania, inclusa l'esotica Indonesia, la selvaggia Papua Nuova Guinea con le sue tribù e la Nuova Zelanda.

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Vogliamo vedere il mondo trasformarsi nella nostra casa, fare nuove conoscenze, scoprire straniere tradizioni, usanze e costumi e vedere tutti i panorami più mozzafiato della Terra. Anche vivere un pò tra i canguri dell’Australia, dormire nel deserto del Sahara e svegliarci davanti a un’aurora boreale. Ci piace immergerci nei luoghi e tra i popoli che incontriamo senza tappe precise, preferiamo chiedere informazioni sui posti che meritano e farci aiutare dalle persone che conosciamo lungo la strada. In più ha tutto un altro fascino utilizzare le cartine e interagire con la gente locale. Vogliamo gustare questa esperienza senza vincoli e senza fretta in modo da goderci al meglio questa avventura.
Senza data di ritorno
La nostra avventura non ha limiti di tempo ma, dato che non abbiamo troppi anni di lavoro alle spalle, soprattutto è low cost. Viaggiamo evitando le strade a pagamento, quando ci va cuciniamo con il nostro fornellino e dormiamo in tenda accampandoci nei boschi e nei luoghi più naturali dei paesi che incontriamo. Un espediente per ammortizzare i costi, ma senza dubbio la parte più bella ed avventurosa del viaggio, perché è proprio cercando quei luoghi nascosti per accamparci che ci avventuriamo sempre in posti da paura. Ogni volta che il portafoglio poi è vuoto cerchiamo un modo per continuare il nostro viaggio trovando un’occupazione nel paese in cui siamo e vivendo con la sua gente. Vogliamo però lavorare per il presente: per mangiare, spostarci, dormire, per vivere, viaggiare ed essere felici adesso.

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Per esempio, nella nostra prima tappa lavorativa in Australia, Davide, grazie alla sua buona dose di volontà e muscoli, ha imparato da zero a fare il pavimentista, io invece ho lavorato come commessa in negozio e come cameriera. Ma i primi 6 mesi in Australia abbiamo raccolto l'uva nei vigneti e sgobbato in una fattoria di mucche da latte, dove oltre a conoscere altri italiani, francesi, olandesi, slovacchi, estoni e sud-coreani, guidavamo quod e jeep per radunare le mucche, le nutrivamo e le mungevamo. A Davide viene anche affidato l’incarico di trasportare il fieno con il trattore e di fertilizzare il vastissimo terreno. L'esperienza, senza dubbio, più dura, forte ed istruttiva della mia vita. Indimenticabile.
 
Viaggiare è una droga da cui faremo fatica a disintossicarci, perché è come se ogni paese ci avesse dato qualcosa. La Mongolia, in primis, è' stato il paese più bello e difficile da affrontare per noi allo stesso tempo. E' un paese dove tutto è ancora come una volta. Una volta non vi erano strade asfaltate, non vi era la segnaletica stradale ma ci si affidava solo dell’aiuto della gente o dell’uso di una bussola o di una mappa. In Mongolia è tutto ancora così. Una terra lasciata alle sue origini, alle sue tradizioni e alle sue usanze, che poi avremmo scoperto man mano. Un paese talmente intriso di storia e differenze rispetto al nostro che non può lasciarci che sbalorditi. Una terra dove ancora si possono trovare animali selvaggi, liberi di vivere, dove si prediligono le piccole comunità che collaborano piuttosto che le grandi industrie che competono.
Un panorama indimenticabile viene appunto da questa terra incontaminata. Una sera ci siamo accampati nell’unico spazio più montuoso che abbiamo trovato nel mezzo del deserto e decidiamo di scalare la montagna. Mentre da una parte calava il sole e dall’altra sorgeva la luna, raggiungiamo la cima e ammiriamo il panorama più straordinario che avessimo mai visto. In altitudine tantissimi prati di un verde acceso si alternano alle vette ispide delle montagne e così si ripetono fino all’orizzonte, ma sembra all’infinito. Sotto la luce rossa e stanca del sole e quella bianca e splendente di una luna piena viene illuminato quello scenario forse troppo semplice e al tempo stesso complesso da spiegare a parole. Il nulla ma tutto. Tutto quello che era un all’inizio di un tempo, è ancora lì. Tutto quello che ha visto Gengis Khan, il più grande condottiero che unificò le tribù nomadi fondando il più grande impero della storia umana, tutto questo è ancora lì intatto, immutato, selvaggio e affascinante come una volta. Ammiriamo quel panorama ascoltando l’unico suono che vibra nell’aria, il potente vento.

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Il viaggio non solo come susseguirsi infinito di panorami indimenticabili, ma anche di incontri e sorprese da persone squisite.
Non solo luoghi affascinanti, ma anche persone estremamente ospitali abbiamo incontrato. Non vogliamo dimenticare quelle volte che ci ha sorpreso l’ospitalità di persone amorevoli che ci hanno dato un letto e un piatto squisito in cambio di una chiacchierata. Lungo la strada abbiamo conosciuto tante persone, per un tratto di Mongolia abbiamo anche viaggiato insieme al nostro amico Baptiste, un motoviaggiatore francese. Non posso dimenticare anche quel pomeriggio in Cambogia in cui eravamo andati a piedi a fare un giro su una spiaggia, poi in due secondi è iniziata una violenta tempesta. Una donna in lontananza vedendoci correre ci ospita sotto il tetto della sua piccolissima palafitta di 1x2 m, che condivideva con il marito e qualche cagnolino. Non avevano nulla eppure non hanno esitato ad aiutarci. 

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Non pochi insegnamenti dunque ci sono stati impartiti lungo la nostra strada. Il vento della Mongolia mi ha insegnato a non ascoltare il tempo che scorre, ma viverlo. Mi ha insegnato a concentrarmi sul mio presente. Ora sono più consapevole delle piccole cose necessarie per essere tranquilla interiormente. Sono più calma. Guardo scrupolosamente. Ascolto attentamente. Sono presente. Sono più consapevole dei molteplici suoni della natura.. Sembra una sciocchezza ma non lo è, un tempo infatti facevo tutte le cose di fretta senza rendermi conto di cosa in realtà stessi facendo e per chi.
 
Il viaggio è per noi come una fusione. Ci immergiamo completamente nel luogo e tra la gente. Per fortuna ci piace provare nuovi cibi, e la maggior parte delle volte ce ne innamoriamo. I cibi della cultura orientale, tra l'altro, sono squisiti, specialmente in Malesia, dove abbiamo incontrato una fusione più forte tra la cultura cinese, indiana e indigena, non vi dico che sapori si incontrano.
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Il viaggio, tuttavia, non è sempre facile e bello. Sposare questa filosofia di vita ti espone inesorabilmente a pericoli e ostacoli imprevedibili che ti mettono a dura prova nel fisico ma soprattutto nello spirito. Bisogna, perciò, saper prendere quello che viene con la giusta mentalità.
Mi viene in mente una volta, sempre in Mongolia, quando abbiamo patito la fame. Nell'ultimo tratto che ci divideva al confine russo le distanze tra i vari paesini mongoli erano sempre colossali, trovare una pompa di benzina era problematico quasi quanto trovare un bancomat per prelevare soldi, e ci erano rimasti 10.000 tugrik in tasca, cioè 6 euro. Oltre a ciò il cibo scarseggiava, e a quel punto siamo stati costretti a scegliere tra spendere il denaro in cibo per affrontare gli ultimi e lunghi chilometri nel nulla oppure fare rifornimento di benzina. Così quasi tutti i rimanenti contanti vanno via con il pieno e acquistiamo solo 2 bottiglie d’acqua con il resto. I giorni seguenti sono forse i più duri. Siamo molto stanchi e affaticati. Dopo settimane sullo sterrato, ci aspettano ancora molte strade difficili nel mezzo della steppa mongola, da affrontare solamente con 2 scatolette di tonno, dimenticate in fondo allo zaino, ed un pacco di spaghetti. Optiamo così di fare un unico pasto al giorno. La scelta più appropriata ed inevitabile.. Ah avevamo anche un pane ammuffito, probabilmente a causa dei river-crossing, che abbiamo lasciato a malincuore agli uccelli.

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Pensiamo con fermezza che dobbiamo amare il presente e festeggiarlo ogni giorno. Dobbiamo essere grati di questo, per cui lavoriamo, ragazzi, mettiamo dei soldi in tasca e avveriamo i nostri sogni. Non devi essere ricco per viaggiare, scoprirai di arricchirti in altri modi. E non è solo una bella frase. Una delle cose più stimolanti che ho imparato è appunto vivere con poco. Ho capito che le cose essenziali nella vita non sono tante. Ed ho anche scoperto che tutto quello che mi serve davvero per vivere sta nello spazio di una valigia. Per il giro del mondo sono partita con una borsa ordinatissima e stracarica, poi man mano aumentavano i chilometri che ci dividevano dalla nostra quotidianità, mi sono accorta che non avevo bisogno di tutto quello che portavo con me. Ho deciso di lasciare molto spazio alle cose nuove. Porta sempre con te la giusta apertura mentale ed il rispetto, lascia invece le ansie inutili. Parti, tanto la strada per tornare indietro la conosci già.

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