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L’America del Sud – Parte 2 (Argentina)

Dopo dieci mesi di attesa finalmente ci siamo, il viaggio ripartirà lì, dove era finito un anno prima, m’imbarco quindi su di un volo per Ushuaia, non senza la solita vena comica che accompagna i miei viaggi.


Dopo aver fatto il check-in tra lo stupore e i sorrisi degli addetti all’aeroporto di Malpensa, mi scontro con la rigida burocrazia Americana a Miami. Ho legato uno pneumatico alla cassa d’alluminio della moto e la forma del bagaglio non è ammessa, vengo così costretto a dividerli.
A questo punto mi viene detto che ora i bagagli sono tre e che dovrò pagare 150 dollari, un attimo sono Italiano non posso farmi fregare così, mi allontano dal desk e nonostante i 35 gradi, indosso tutto il mio abbigliamento tecnico da moto, ora ho di nuovo solo due bagagli, sudando e godendo faccio il check-in guardando la faccia incredula della ragazza.



Arrivo a Ushuaia in un caldo giorno di sole, vado subito a vedere come sta la moto, che ovviamente non riparte, trovo dei cavi, e inizio a montare i bagagli e le gomme nuove, intanto inizia a piovere, è proprio vero il tempo in Patagonia è folle. Il giorno seguente mi risveglio nella peggiore delle giornate invernali, decido quindi di partire subito e mai decisione fu più giusta, sul Passo Garibaldi subito alle spalle della città inizia a Nevicare, fa freddo ma riesco ad arrivare a Rio Grande, mi fermo a cambiarmi in una stazione di servizio e mi arriva il messaggio preoccupato del mio amico che m’invia una foto con le strade di Ushuaia coperte da 30 cm di neve. Riparto ma la situazione se si può, è ancora peggiore, raffiche di vento laterali a più di 135 km/h, guido con la moto a 45 gradi e ogni volta che incrocio un camion, vengo buttato fuori strada, guidare così è una tortura, sono stanchissimo e impiego 12 ore per fare appena 300 km. Arrivo in tarda serata al molo ma i traghetti sono sospesi, nonostante ci dividano poche centinaia di metri dall’altra costa, il vento è troppo forte, dovrò passare qui la notte.



Al mio risveglio si è formata una fila di chilometri per imbarcarsi, ma nulla da fare dovrò aspettare fino alle 19 prima di potermi imbarcare sull’unico traghetto della giornata che tenterà la traversata. Dopo le 20 sono finalmente sull’altra sponda e riprendo il cammino pero Rio Gallegos, dove arrivo a notte fonda.
Finalmente il viaggio può veramente iniziare, mi dirigo verso Nord su di un’altra mitica strada Argentina la Rn 3, se vi dovesse capitare di esser da queste parti, vi prego non fatela; 3300 km da Buenos Aires alla Terra del Fuoco, tutti dritti nella sconfinata Pampa, senza alberi né colline.
Hai dinanzi a te solo l’infinito, continui a guardare questa linea d’asfalto che si perde all’orizzonte e ti sembra che non possa aver fine, non si attraversano città, solo qualche sporadica stazione di servizio ogni 300/350 km e almeno il terrore di restare a piedi ti tiene compagnia prima di ogni rifornimento. Ovviamente continua a piovere e a esserci il fastidioso vento. Come potrei quindi in questa idilliaca situazione non forare il penumatico posteriore nel bel mezzo del nulla? Fortuna che gli Argentini sono un popolo fantastico e si prodigano per aiutare il prossimo, vengo perciò caricato su un grosso pick-up che mi porta da un gommista il quale mi ripara il tutto, ovviamente mi ero dimenticato di portare una nuova camera d’aria, avendo usato quella che avevo nel viaggio precedente. Dopo un giorno e mezzo di viaggio arrivo a Caletta Olivia, dove mi fermo a osservare i maestosi Leoni Marini sulla spiaggia, torno alla moto e…. sono a piedi batteria morta, spingo riparto e cerco un posto per la notte, non dopo aver trovato e acquistato una nuova batteria.
Il giorno seguente dopo appena tre giorni e più di 2200 km arrivo alla Penisula Valdes dove mi fermerò un paio di giorni per osservare le Balene, questo splendido enorme mammifero che vive nelle acque della baia.



Totalmente rigenerato dai giorni di relax riprendo il cammino e mi dirigo verso San Carlos De Bariloche, ma dovrò attraversare da est a ovest il paese. Finalmente il brullo paesaggio inizia a variare e salendo in quota il tutto diventa più piacevole, anche se il tutto viene rovinato dalla moto, che inizia ad accusare problemi di carburazione. Inizio a procedere a singhiozzi e molto lentamente, decido quindi di fermarmi in uno sperduto e piccolo villaggio di montagna, dove trovo e cerco un meccanico “El Gallo de GanGan” che mi fa una pulizia del carburatore, ma ormai si è fatto tardi e non posso fare altro che dormire qui.
Riprendo il viaggio e nonostante la moto continui ad avere problemi, arrivo a San Carlos De Bariloche, dove mi fermo qualche altro giorno, la ridente località di montagna offre svariate opportunità ed io mi dedico a cavalcate, trekking ma soprattutto al mio sport preferito, rimpinzarmi di ogni ben di Dio culinario.
Dopo la sosta giro, il penumatico da ventuno verso nord e percorro la strada dei sette laghi considerata da molti una delle strade più belle del Paese, attraverso l’incantevole San Martin de Los Andes, dove tento un cambio di candela, la moto continua ad accusare problemi ed io procedo lentamente. M’inerpico a fatica tra le vette andine della zona, ma le acque turchesi e scintillanti dei laghi adiacenti mi aiutano a godere della strada nonostante i problemi.



Mi fermo a Chos Malal piccolo villaggio nella provincia di Neuquen e noto un concessionario Honda, ma decido di fare benzina e ripartire con destinazione Malargue, punto di mezzo sulla strada per Mendoza. Uscito dal villaggio, però la strada inizia a salire vertiginosamente e la moto fa veramente fatica, decido quindi di tornare al concessionario visto in precedenza. Il proprietario mi nega aiuto, ha l’officina troppo piena e crede che sia un problema di gioco valvole, non ha i ricambi né il tempo, ed io me ne esco sconsolato. Come detto in precedenza però gli Argentini sono troppo gentili e pentitosi di non avermi aiutato Juan viene a offrirmi il suo aiuto, lascio quindi la moto trovo una sistemazione per la notte e accetto l’invito a cena del mio nuovo amico, che mi offrirà un delizioso banchetto a base di Chivo.



Al mattino torno in officina e convinco Juan che non è un problema di valvole, tentiamo quindi una nuova pulizia del carburatore, che non va a buon fine, mi arrendo a tentare con la costosa lavorazione, chiediamo quindi i ricambi che ci saranno spediti solo il giorno dopo e iniziamo il lavoro.  Niente nemmeno questo tentativo va a buon fine, ed io ormai sono già da tre giorni qui, tentiamo quindi ancora di far pulire il carburatore, ma nulla da fare, decido quindi di lasciare la moto qui e di proseguire in bus, ma prima, Juan, organizza un barbecue in mio onore, per la cronaca il mio nuovo amico non accetta denaro, sentendosi in difetto per non esser riuscito ad aiutarmi, bilancio? Ha speso una fortuna, mi ha cambiato gratuitamente: valvole, olio, filtri e perso cinque giorni di lavoro, a voi le conclusioni.
Mestamente riparto verso nord con tutta la mia attrezzatura da moto caricata sul bus e mi dirigo a Mendoza, dove passo due giorni tra serate mondane e terme, lo so non era il motivo per cui ero partito, ma perché disperarsi? La vita è bella e le disavventure fanno parte del gioco.
Dopo un’altra nottata di bus faccio il mio arrivo in quella che sarebbe dovuta esser la meta del mio viaggio, la splendida città coloniale di Salta, una visita al Salares, un’escursione al Tren de las Nubles e sono finalmente sull’aereo che mi porterà nel luogo Clou di questo viaggio, le maestose Cascate di Iguazù, imponente dimostrazione di grandezza di madre Natura.



Ne resto estasiato e in fondo sono felice, viaggiare ti porta a scoprire nuovi posti e culture e non posso che esser contento di aver conosciuto delle persone fantastiche che hanno fino all’ultimo tentato di aiutarmi, non mi resta altro da fare che volare a Buenos Aires visitare la città e tornare in Italia nella speranza che sarò più fortunato la prossima volta, ma consapevole d’aver ricevuto un altro regalo dalla vita.

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L’America del Sud – Parte 1