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Take me for a ride please!

Parliamoci chiaro. Il verbo guidare è troppo generico. Attingiamo dalla lingua inglese, dove to drive = guidare la macchina e to ride = guidare la moto. Cavalcare credo per la precisione. Perché, dai su, le due cose sono ben distinte.


Noi non guardiamo il mondo da dietro un vetro, lo attraversiamo a cavallo della nostra moto. E lo attraversiamo in maniera importante con tutto ciò che ne consegue. Profumi, odori, caldo, freddo, vento, pioggia o tempesta, siamo lì in mezzo, non dentro un abitacolo. E dentro al casco i sorrisi sono diversi, lo sono anche le lacrime, che si mischiano con la tormenta o con le bestemmie...ma forse più semplicemente con un'emozione fulminea, quella che ti coglie su un passo alpino o nel bel mezzo del deserto emozionale metropolitano. La passione sta chiusa dentro a quel benedetto casco, concentrata e non spazia all'interno dei metri cubi di un abitacolo. L'emozione sta li, quando guidi forte, quando arrivi lungo, o quando pennelli perfetto; l'emozione è lì a rizzare i peli per una derapata imprevista o per un gatto che attraversa la strada. Oppure appollaiata sui sedili posteriori di un pullman da cui bambini più o meno grandi salutano quel buffo, essere romantico che, come nei tempi andati, cavalca "qualcosa" preferibilmente dall'aspetto accattivante e rumoroso. E quando arrivi li, sul bordo lago o sull'oceano agli antipodi, in sella tutto ha più sapore, di buono, di salsedine, di goduria o del fottuto moscerino che ti si è infilato in gola. Se fai centinaia di km in auto in un giorno arrivi a destinazione stufo. Se li fai in moto sei solo stanco fisicamente ma con la mente più libera che mai. Anche se ti fanno male le ossa, il culo, il collo o posti fino ad allora sconosciuti.
Take me for a ride please!

Fagna