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Carlo Talamo - Poesie e Leggenda


Sono figlio degli anni ’70, inteso come data anagrafica di nascita, così vicino ad eventi che hanno cambiato il mondo, ma tanto piccolo da non averne memoria e doverli studiare sui libri. L’amore per la moto è stata una cosa viscerale in anima piena, visto che in famiglia nessuno era motociclista, fatta eccezione per l’avere in garage un caballero (aimè venduto o forse regalato) e un garelli vip 1.

L’anima che sussultava ad ogni rombo delle motociclette anni ’80 che mi faceva spalmare sul finestrino della nostra auto, quando qualche motociclista in ray-ban e senza casco ci sorpassava, chioma folta al vento.
Ho avuto l’immensa fortuna di cavalcare un mezzo motorizzato Morini (oggi si direbbe minimoto) già all’età di 10 anni, per poi passare subito ad 12 ad una mini cross; lividi e sbucciature sempre nascoste per paura che qualcuono (leggi famiglia) potesse porre fine all’amore; Un amore che si è un po’ affievolito negli anni dei brufoli e della “stupidera” come si dice a Milano, per rincorrere qualche cosa che ancora adesso non so bene cosa fosse, forse una ragazza, forse il mito dell’auto che fa tanto grande e figo.

Ma nonostante questo momentaneo guasto del “navigatore”, sul mio zaino “invicta” da scolaro prima e universitario poi, campeggiava una poesia, scritta con l’uni posca bianco; una poesia di un signore che manco sapevo chi fosse, ma di cui non mi perdevo nemmeno uno scritto: queste poche righe riempivano le giornate di pioggia, di brutti voti, di lacrime e di stramaledetti brufoli

>>>Era Nera.
Come una locomotiva.
E profumava d'olio

Di chilometri
Il calore che emanava lo potevi sentire a 10 passi
Fango e sporco testimoniavano di strade lontane
Io avevo 8 anni. quella motocicletta da sola nel caldo
di un pomeriggio di tanto tempo fa, quella motocicletta
io non posso dimenticarla
La pelle delle vecchie borse doveva aver visto temporali
vento e lunghe giornate di sole
Vivevo allora in un paesino del sud dell'Italia<<<<<

Anni a rubare, anche letteralmente, agli amici i numeri di motociclismo per correre alla quarta di copertina e vedere se il “poeta” aveva scritto qualcosa. E non mi importava, o forse nemmeno guardavo il marchio motociclistico per cui questo signore faceva pubblicità. Motociclette da sogno, certo, Americane certo, tanto lucide da far sognare e rabbrividire; l’inizio di un sogno Americano in Italia; con gli anni della maturità scoprii poi che il sogno fu proprio costruito nel bel paese per merito appunto di quell’eccentrico tipo che scriveva di passione pura, forse slegata dal marchio, ma legata alle due ruote con in mezzo un motore.

>>>C'è una linea precisa
così netta
che divide la città dal mondo
questa linea non ha un nome
nessuno l'ha disegnata mai
nessuno può vederla
chi sta dentro un'automobile non può conoscerla
io però la conosco bene
e la riconosco
tutte le volte che vado più in la
quando con la moto lascio al citta'
di notte per andare a vedere cosa c'è oltre
E l'aria si fa più fredda
umida
E appaiono profumi, profumi che non so dire, che attraversano l'universo davanti al mio naso
E mi avvolgono in un mondo più tranquillo
nel quale entro sereno, guidato dalla luce innocente del mio piccolo faro
la linea adesso è lontana
i km si arrotolano pigramente nell'orologione illuminato appena
la lancetta si muove, oscilla ed indica una velocità come indecisa
ma fuori dalla linea la velocità non conta più, nessuno ha fretta
nessuno aspetta
con gli occhi distrattamente inseguo un pensiero<<<<<

Posso dire con certezza, che il ritrovarmi dopo essermi un po’ smarrito è merito anche di chi scrisse quelle poche intense parole. Su di lui è stato scritto molto, a volte troppo, basta mettere nome e cognome nel web per trovare ogni tipo di notizia; non lo voglio fare io qui. Solo ho scritto queste righe perché forse in questo momento storico ci vorrebbero ancora quelle “quarte di copertina”, da leggere con ottimismo; per gasarsi, per avere voglia di salire in moto nonostante il freddo, nonostante la sfiga, nonostante la crisi. Nonostante tutto.

>>>cominciai a parlare che avevo tre anni
beh si un po' in ritardo
e non dissi mamma
"bruuummm" dissi
allora chiamarono il medico
mia madre pianse
mio padre penso che ero scemo.forse me lo disse
e accompagno con due sberle
a me importava poco di parlare
mi piacevano i motori
abitavo in campagna
e mi piaceva un trattore, un ford azzurro, che era vecchio vecchio
e faceva pum pum pum quando andava
a me venivano i brividi
ci sono cresciuto con i motori nel cuore
e più son forti, più son grandi e più gli voglio bene
al tempo della scuola non studiavo.disegnavo però
cilindri, carburatori e marmitte strampalate
mio padre era ormai sicuro che ero scemo
"non farai mai niente nella vita" mi diceva
e mi ammollava un paio di sberloni che servivano secondo lui
a liberare il meccanismo inceppato della mia idiozia
io me ne fregavo
ogni giorno di più mi appassionavo
all'odore di olio della vicina autorimessa
tanti motori mi hanno fatto vibrare le ossa
e io li ho amati, e smontati, e maledetti
e ho continuato
e continuo oggi
che vivo assieme al motore motociclistico più vecchio del mondo
vivo nel profumo di pistoni grandi come fiaschi
mi incanto al suono di valvole che paion tegami
mio padre pensa sempre che sono scemo ma non mi tira più ceffoni
perchè abitiamo lontani
io sto a Milano
in questa factory che importa, vende e modifica
Harley Davidson  in Italia
sto a Milano
e gioco tutti i giorni<<<

 

Un freddo trafiletto su non so quale giornale comunicava che Carlo Talamo non c’era più, era uscito di botto in silenzio dalla mia vita così come col silenzio delle parole scritte vi era entrato. Ricordo che salii in moto, avevo forse ancora il mio TDR 125, e chiudendo la visiera piansi per un bel po’, senza forse nemmeno sapere a fondo chi stavo piangendo.
Ma è merito suo se la mia passione ancora arde.
Per me Carlo sei una leggenda.
Fagna

 

Alcune foto pubblicate grazie alla disponibilità di www.fedrotriple.it/carlotalamo.htm

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