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Pit lane test Yamaha
Yamaha assaggio Gurmet: R1 e R6 con un tocco Dunlop

Un'occasione unica per mettere alla prova le due creature estreme di casa Yamaha, i due modelli con la R maiuscola, quelli che sprizzano Racing da ogni poro della vernice, ancora più goloso se calzarle sono le prestigiose Dunlop GP Racer D212, iniziamo?


Devo dire il vero il test forse era più mio che di Yamaha e Dunlop, un po' di ruggine da pista me la dovevo togliere e qualcuno da quelle parti se ne deve essere accorto, ho visto sguardi alla Clint Eastwood dalle fessure dei caschi, per fortuna le armi sono proibite.

Certo se si fa eccezione per quei bellssimi missili terra aria blu e argento schierati sulla pitlane in attesa di essere messe alla prova, termocoperte sulle Dunlop ..., sembra proprio di essere un pilota della superbike in attesa di entrare in pista. Anche il rito è lo stesso, assegnata la moto i tecnici corrono a levare le termocoperte, si sale, si mette in moto e si è pronti a partire.

E' giusto un assaggio, è come quando un chef stellato di porta una piccola, piccola porzione di qualcosa di buonissimo, e alla domanda "si può avere il bis" ti guarda sdegnato e inorridito. R6 come assaggio della pista di Franciacorta, bel tracciato per mettersi alla prova, curve ben raccordate, traiettorie da studiare bene per dare il meglio di sé e sfruttare al meglio la moto.

Yamaha YZF-R6


YZF-R6


LA YZF-R6 ha acquisito l'estetica della sorella maggiore, abbandona le forme affilate che ne hanno decretato anche le fortune commerciali, per avvicinarsi più a quella da MotoGP già presente sulla R1, a parte il sostanziale miglioramento estetico nel portare i due fari della R1 in posizone più nascosta e integrata all'interno delle carene e aggiungendo una fila di led là dove in altre occasioni avremmo visto una classica coppia di fari.

Moto molto compatta, forme davvero rastremate si sta rannicchiati dentro alla moto. Pochi giri di test per conoscerla, ma appena messe le ruote in pista e lasciato trascorrere il canonico giro per rodare le gomme, si entra subito in confidenza. Il motore è un 4 cilindri da 599cc dal quale abbiamo imparato a conoscere le doti eccezionali oltre i 14500 giri, insomma là dove solo le aquile osano, bisogna ricordarsi di farlo girare bello alto, così da chiudere tutti gli spazi velocemente sentendolo strillare. Sorprende però anche la schiena tra i 3000 e i 7000, dove il 600 dei tre diapason permette di girare con una buona accelerazione, non fulminea, ma buona. Da i 7000 allo scatto degli xxx non è il suo pezzo forte, ma scavallati esce una specie di mostro a 118 teste di cavallo davvero impressionante.

Leggera, semplice, rapida, snella, sono tanti gli aggettivi che si possono trovare, ma più di tutto una moto che nelle mani giuste, non le mie, su circuiti come questi può dare davvero tanto gusto. Tanti i gingilli dal Quick Shift System, controllo di trazione, forcella KYB completamente regolabile, pinze radiali Tokiko e dischi da 320mm, sistema antibloccaggio racing e tanto ancora da scoprire sulla cartella prodotto.

Yamaha YZF-R1M


YZF-R1M

Il tempo di iniziare a farci il callo e si scende dalla giostra, giù un turno e poi il bigliettaio invita a risalire, questa volta è una YZF-R1M, la versione più prelibata della creatura dei tre diapason. Mille i controlli impostabili, da racer puro di razza ad assistenza completa e totale su trazione, cavalli, frenata. Le forme qui tornano ad essere più a mia misura, con il mio metro e ottanta apprezzo qualche centimetro in più da tutte le parti, mi sento più comodo, più mio agio... se così si può dire di questa belva irrequieta! Strumentazione completissima, una MotoGP da strada, con tutti i controlli inseriti usciti dal box ci si trova a gustarsi il circuito ancora più facilemente che con la sorellina. Ovviamente i tecnici Yamaha avvertono... è un mostro dormiente, togli tutto e ti porta al di là dei sogni. Anche qui le gomme si dimenticano, le Dunlop GP Racer D212 sono una goduria, hanno un grip eccezionale, entrano subito in temperatura e questa volta sono già rodate. Le pieghe sono naturali, la moto punta la ruota esattamente dove la vuoi mettere, la pinzata delle grosse pinze radiali è mosulabile e sempre pronta. Con un po' di assistenza si cuciono le curve velocemente e la schiena del motore si fa sentire corposa, sempre in tiro e senza cattiveria incontrollabile... con gli aiutini del caso. Io l'aiutino me lo sono fatto dare, si può decidere di far girare la moto rotonda o chiederle di dare un colpo secco per girare intorno a un tornante.

La moto mette a disposizione ben 200cv per 200kg di peso in ordine di marcia, una bomba pronta a strapparti il cuore se ti piacciono le emozioni forti.

Che volete poi, sarà anche la fortuna ma mi è toccata la R1M, quella fornita di sospensioni elettroniche racing Öhlins, carena in carbonio, piattaforma inerziale a 6 assi, controllo di trazione, launch control, ABS racing, e quel magnifico giocattolo che serve per scaricare e comunicare dati con la centralina. Praticamente una vera moto da gara.

Entrambe sono dotate di un pacchetto elettronico e di ciclistica al top delle categorie, sono il massimo delle leccornie in fatto di moto sportiva, le finiture sono di grande qualità, ci si sofferma a guardare ogni particolare, ma è tipico di Yamaha lasciare poco spazio alle critiche. Se devo per forza trovare un difetto, dico che non ho grande amore per quei faretti anteriori dell'R1, speriamo arrivino anche lì quelli nuovi in stile R6. Per il resto sono moto praticamente senza difetti.  

Gomme Dunlop con termocoperte


DUNLOP GP Racer D212

Queste si che sono gomme da piloti veri, la GP Racer D212 si è fatta notare per non essersi fatta notare, talmente tanto grip da potersi concentrare sulla moto in così pochi giri. Sarebbe bello tornare in pista con la stessa accoppiata e dedicarsi a un long-run e vedere se ti arrivano davvero le sensazioni da una copertura che promette di trasportarti dritto nel mondo delle gare. Da non dimenticare che però questa Dunlop è omologata per uso stradale, quindi, attaccando la mitica mappatura "brain" tra cervello e polso, qualche bella soddisfazione ce la si può togliere anche per strada.

Un test durato poco quello con le due furie marchiate Yamaha, ci sarà forse occasione per apprezzarle ancora, per strada o in pista, studiandosi meglio l'indole e le tante regolazioni sui dashboard.  

Per questo spuntino gurmet ringrazio il team della Riding School di Luca Pedersoli per l'assistenza, in particolar modo i miei tutor Marco Borciani e Andrea Pizzetti per la pazienza e la grande attenzione a tutti... secondo me si fanno di calmanti!

Wolf

Ritratto di Wolf

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