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YAMAHA XSR900 – Test aMotoMio

Un gatto; questa la prima cosa che ho pensato fatti i primi metri con questa naked Yamaha, una moto che rende omaggio, con la sua linea retrò, rende omaggio ai modelli classici.


Fascino d’altri tempi richiamato anche dalla storica colorazione giallo/nero, che ci riporta alla memoria Kenny Roberts, riproposta dalla casa di Iwata per celebrare il suo 60° anniversario.



Torniamo al “gatto”; agile, leggera, proprio svelta come il simpatico felino e anche docile se la si vuole portare a spasso, grazie a un motore davvero generoso e pieno in ogni regime e marcia inserita.
Facile anche la ciclistica che fa sembrare ancora meno il peso dichiarato di poco sotto i 200 kg, e che permette di disimpegnarsi bene anche nel traffico cittadino.
Basta, però una più decisa azione sull’acceleratore e questa gatta si trasforma una tigre pronta ad aggredire i rettilinei tra una curva e l’altra.
Una spinta aggressiva che il telaio e le sospensioni accettano seguendo la linea impostata e permettendo al pilota una guida allegra e decisa.
Sospensioni tarate sul rigido che però filtrano onestamente anche le disconnessioni delle nostre martoriate strade, mentre la terna di dischi ci consente frenate pronte e decise con l’ausilio di un ABS ben tarato e mai invasivo.



Ma facciamo un po’ di ordine in queste emozioni.
L’estetica è dominata dal bel serbatoio che prosegue su una sella di pelle dall’effetto doppio Texture, dietro di questa un rotondo fanale a led che sovrasta in maniera inusuale, ma d’effetto, il parafango posteriore.
Davanti si protende un classico, si direbbe vintage, faro rotondo sostenuto da eleganti piastre forate in alluminio; piastre che richiamano anche i sostegni del parafango anteriore e le finiture del telaietto reggisella.



Posizione di guida comoda, tipica delle classiche naked, che permette di avere il perfetto controllo del mezzo, con comandi al manubrio e al pedale ben posizionati, così come gli specchietti, di adeguate dimensioni, stabili anche in velocità.
Compatta, ma completa, la strumentazione che in un unico elemento circolare, richiama la forma dei fanali, ha tutte le informazioni necessarie, forse anche di più, facilmente richiamabili dai tasti sui comandi al manubrio.
Il motore a tre cilindri è incastonato in un telaio in alluminio che sostiene un forcellone asimmetrico con la campata destra a “banana” sotto di cui spunta il grintoso scarico corto.
Monoammortizzatore dietro e una robusta forcella a steli rovesciati davanti, entrambi ovviamente regolabili.
Le ruote in lega da 17” sono ben gommate e dotate di un terzetto di dischi forati con pinza a due pistoncini dietro e quattro davanti.



Questo complesso ciclistico dal corto interasse permette un’agilità di riferimento e nello stesso tempo anche una precisione invidiabile a molte naked.
La forza però sta nel motore; il tre cilindri Yamaha di 850cc è davvero gustoso, capace di spingere da subito e allungare come un quattro cilindri.
Un carattere che non fa richiedere più dei 115 CV disponibili che anzi, a volte e per i neofiti, posso sembrare persino eccessivi.
A tenere a bada questo caratterino da Tigre ci pensa una sofisticata elettronica che, oltre all’ABS di serie, comprende frizione antisaltellamento, controllo di trazione (tre livelli) e tre mappe motore per assecondare i desideri del pilota o le condizioni dell’asfalto.
I tre livelli disponibili come erogazione del motore sono, in effetti, ben riconoscibili: una mappa dedicata alle condizioni di strade con scarsa aderenza, una “Standard” che risulta, in effetti, è davvero la più versatile per l’uso quotidiano e una che appuntisce l’erogazione e spinge a una guida più aggressiva e appagante.
Inutile dire che la protezione all’aria è quasi inesistente, eppure finché si rimane nei limiti di legge, anche in autostrada, non si è costretti ad aggrapparsi al manubrio.
Davvero curate le finiture di questa XSR900 che fa parte della Gamma Sport Heritage di Yamaha e della filosofia “Faster Son” di cui fanno parte molti altri modelli della casa.
Bella la cover superiore del serbatoio che include il tappo carburante a filo, curato il supporto della strumentazione e le già citate parti in alluminio.


La base comunque e quindi è ottima per personalizzarsi e cucirsi addosso la moto secondo i propri gusti, attingendo all’ampio catalogo accessori dedicati oppure all’after market.
Cosa non ci è piaciuto? Sicuramente la posizione di apertura della sella che è sotto la stessa e sotto il parafango, scomodo e sicuramente soggetto a sporcarsi con tutto il materiale sollevato dalla ruota.
Un piccolo neo, ma dovevamo pur trovare qualcosa in una moto che ci ha stampato sul viso un sorriso ebete di piacere durante tutta la durata del test.
Una doppia anima per questa riuscita XSR900 che oltre a una bella linea ha anche molta sostanza, gatta o tigre che sia.

Moto in prova fornita da ICOMOTO Galliate (NO)

Abbiamo usato: Caschi Caberg – Giacche Clover e Montecatena – Pantaloni Promojeans – Stivali Stylmartin – guanti Macna – Paraschiena Zandonà



Flap