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Energica EVA - test aMotoMio

Verrebbe da dire un "colpo di gas e via", ma qui di gas non ce n'è. La nostra Energica Eva è totalmente GREEN, ed è veloce, affilata e bella come una superbike stradale di razza. La domanda è: regala emozioni? Leggete e capirete.


Tremila metri quadri nel cuore della motor valley, 4 linee di produzione e predisposizione per 16,30 ore per costruirne una, un reparto di R&D di ultima generazione, professionisti giovani e di esperienza che lavorano a braccetto, sono i numeri e le caratteristiche della nuova e moderna sede di Energica, punta di diamante (o di platino visto che si parla di elettricità) della tecnologia italiana applicata alle due ruote.
In un periodo economico a dir poco stagnante, ci sono imprenditori appassionati e visionari, che sanno rischiare per arrivare primi a realizzare qualcosa che altri, anche i colossi, ancora non pensano, non CREDONO. Facile essere ben attrezzati economicamente e rischiare una fettina del proprio budget per intraprendere una strada così nuova, così controcorrente, più coraggioso se sei un imprenditore appassionato, specialmente in un settore come quello motociclistico, più fondamentalista rispetto a quello automobilistico.



Nella nuova sede di Energica si respira tecnologia, modernità, forse resa ancora più futuristica dalla scelata del bianco assoluto di pareti e pavimenti, che fa un po' 2001 Odissea Nello Spazio, ma che resta un moderno easy come l'abbigliamento di figure anche di spicco dell'organizzazione Energica, biker sempre e comunque. Ma pur distratti dal giro in produzione, dove si potevano vedere accatastate leccornie motociclistiche come ammortizzatori Ohlins, forcelle Mazzocchi, coperture Pirelli Diablo e impianti frenanti Brembo (le mani involontariamente si appiccicano alle scatole), la domanda rimaneva: come va la Eva?

Moderna, raffinata, taurina nel piglio, tecnologica, sono alcune delle prime impressioni guardandola sul cavalletto. Parte delle forme sono derivate dal pacco batterie, viste a nudo in produzione, ma il codino corto, le spalle larghe, e la ciclistica di ultima generazione la rendono molto... desiderabile. Salire a bordo vuol dire prendere coscienza che "qualcosa è cambiato", non in maniera così folle, ma in alcuni gesti e alcuni suoni, che mancano, tipici, usuali. Mancano un paio di cosette sul lato sinistro che sembra impossibile non ci siano, vien da pensare "ma questa moto non è finita", manca la leva del cambio e quella della frizione.



Girata la chiave si accende un display avveniristico davvero bello, un dashboard da 4,3 pollici a 16 milioni di colori, che ingloba un datalogger, un'antenna GPS e un trasmettitore Bluetooth, completo di unformazioni su settaggi, consumi, grafici di assorbimento, carica residua, e lì in mezzo sempre la solita, iconica informazione: la velocità! Ancora tanta tecnologia di comunicazione nel dashbord che ingloba anche un modulo di comunicazione LTE/UMTS/GPRS1 Module, SMS, TCP/IP, FTP, SOCKET, HTTP Communications.

Lo starter non fa rumore, non mette in azione nessun ronzio di una pompa, ma solo una spia che dice: GO! La moto si avvia se si solleva il cavalletto, al posto della frizione si preme la leva del freno e si preme lo starter. Qui forse una delle poche pecche, leva frreno e tasto di accensione non sono vicinissime, con una mano si fa a fatica, bisogna prenderci la mano. Da qui in poi la manetta dell'acceleratore è un tutt'uno con il tiro del motore elettrico, la partenza non è a strappo come la Superbike da gara provata qualche anno fa, ma parte con una buona progressione, il tutto avviene naturalmente. Il sottoscritto che solitamente è preda degli automatismi per tutto il test non ha cercato mai, e dico mai, il pedale del cambio. Immaginate di avere la progressione tipica che ricavate dovendo sgranare sei marce da 0 a 200km/h (autolimitati) con un solo giro di manopola, se non con la stessa accelerazione forse con una superiore, non vi lecchereste i baffi? Rido chiuso nel casco mentre inseguo il collaudatore pensando che l'ultima volta che ho avuto una due ruote monomarcia è stato a 14 anni, un Garelli Vip1 monomarcia, ma quando giravi la manopola non ti dovevi aggrappare al manubrio!!!



La Eva mette a disposizione 4 livelli di mappatura dell'erogazione (Eco, Sport, Urban, Rain) e quattro livelli di rigenerazione, ovvero di freno motore. Quest'ultima caratteristica è quella che più di tutte sorprende, perchè funziona talmente bene da poter simulare un freno motore da mono, due, tre o quattro cilindri, senza mai rimpiangere la leva del cambio. Dimenticatevi di calcolare mentalmente come ruotare la manetta per stare in certi giri, per non avere buchi di erogazione, o per non sfruttare adeguatamente la coppia. La manetta della EVA più la giri più ti porta nello spazio, la giri poco e ti accompagna con passo felpato fuori da una curva, la giri tanto e ti porta via lasciandoti aggrappato al manubrio. Qui c'è tutta la capacità tecnologica di Energica, la scienza elettronica e informatica, per mappare i comportamenti del motore in tutte le situazioni, non si pensi che basta attaccare un potenziometro ad un bel motorone elettrico per risolvere la situazione.

La ciclistica è sincera, dopo tutto Bitubo e Mazzocchi, pinze radiali Brembo, Pirelli Diablo Rosso II e ABS Bosch sono cose da palati fini, ma alle quali un motociclista si abitua in fretta, presa la mano con la EVA nelle curve si arriva impostando con un po' di anticipo e divertendosi a tenere i freni i mano in piega fino a centro curva, la EVA non si sposta, sta dove la metti. Certo, un pizzico di inerzia dovuta al grosso pacco batteria c'è, ma l'ottimo lavoro dei tecnici sulla parte ciclistica e nel posizionamento delle masse, ha creato l'equilibrio giusto. Il peso è di 258Kg.

Autonomia cittadina in mappatura di circa 200km, ovviamente valgono le stesse considerazioni delle moto tradizionali, se scanni il motore fai meno strada, se hai un polso gentile fai più strada, la manetta è sempre manetta! In mezz'ora con la ricarica rapida si carica la batteria all'85%. La velocità massima è di 200km/h autolimitata, 170Nm di coppia e 70Kw (95cv circa) .Attira gli sguardi? Anche troppo, a parte gli spettatori ad ogni fermo che chiedono informazioni, alcuni automobilisti folli, e incoscienti, ti pedinano a 5 centimetri per assicurarsi che non fa rumore e quindi è elettrica... e che soprattutto con i loro insetti scoppiettanti possono starti dietro.

Bello, il motociclista in sella è bello, ha un buon style, gambe piegate in assetto sportivo ma non estremo, busto piegato e caricato sulle braccia quel tanto che basta per avere un taglio sportivo, ma anche qui non estremo, anzi rilassato.
Piace, i motociclisti vedono la dotazione ciclistica, l'estetica è particolare nella parte dcentrale dove si nasconde il pacco batteria al posto di serbatoio e motore, mentre molto moderno lo stile del codino con la fila di led, del finto serbatoio e dei due faretti polissoidali anteriori.
Scettici, tanti, dopo tutto in epoca "vintage I love you" tanta modernità è un vero strappo, ma amiamo le due ruote e la velocità, e una volta provata non la si può non amare.
Vita semplice, non molto con la velocità italica nell'approntare le infrastrutture, Energica stessa ci spiega che in alcuni paesi le colonnine pullulano, ma sembra che qualche azienda energetica italiana abbia preso buone decisioni in merito.
Passionale, assolutamente si, una moto se costruita da gente passionale, anche se non sputacchia e non fa casino, non può essere che passionale.

Prezzo al pubblico: 30.000€ circa, non è per tutti, ma per quelli che pensano che è un esperimento, un progetto di nicchia, si faccia riferimento ad un paio di paesi del nord Europa che hanno già fissato la data ultima in cui si potranno vendere veicoli a combustione. Gli altri non potranno che seguire. Il futuro è già qui, in Italia, si chiama Energica.

E ricordate sempre, per aMotoMio la mappatura giusta è sempre la bRain!

Wolf

Per questo test:

Casco Caberg Ego

Giubbotto e guanti Alpinestars

Pantaloni PromoJeans

Scarpe Stylmartin Wear