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Honda NM4 Vultus - Test aMotoMio

Avvicinandomi ad una affollata fermata dell'autobus, fermo al semaforo odo distintamente questa frase detta a gran voce "c@zo sei...Batman"? La battuta per altro scontata e populista tipica del "milanese imbruttito" mi fa però riflettere a fondo, non per altro ma perché avrei avvicinato di più il design di questa moto a Darth Fener e alla saga di guerre stellari.

Ecco il Design...vorrei raccontarvi di questa moto da due punti di vista del mio ego; l'architetto amante del design appunto, e il motociclista. Intanto è difficile passare inosservati, sia che tu stia guidando in città o sulla strada in riva al lago, per non parlare poi dei bar "dei motociclisti". La Vultus, incuriosisce, divide, origina commenti a volte anche non troppo benevoli, fatto sta però che, sarcastici e non, sono tutti li a guardarla.

L'architetto la scruta da cima a fondo e la conclusione è che il disegno di questa moto o se volete il design è una roba spaziale, inteso come innovativo, grande...insomma avanti di un bel po'. Talmente avanti che nel presente farà decisamente fatica ad essere concepito e capito, sopratutto in italica terra, dove oggi le special e le cafè racer la fanno da padrone, spesso basandosi su moto più vecchie anagraficamente di chi le guida. Solo un colosso come Honda poteva permettersi il "lusso" di affidare ad un pool di giovanissimi designer la realizzazione di questa moto, non come prototipo ma ben si come moto di serie.

Ecco la potremmo definire prototipo di serie. Sull'analisi dell'aspetto l'analisi dell'architetto e del motociclista possono più o meno coincidere; la seduta è bassa, il manubrio largo e le pedane (grosse) talmente avanti che se ti facessero sedere sopra ad occhi bendati diresti di essere seduto su una custom. Il sellone per il pilota è davvero enorme, mentre invece lo spazio dedicato al passeggero sembra a prima vista risicato, e il nostro zainetto lo confermerà poi.

L'amante del design in ultimo viene attratto dalla "consolle" della strumentazione, che non sono cambia colore (non so quanti colori diversi sono settabili ma sono davvero tanti) ma comunica tutte le informazioni essenziali. L'architetto conclude la sua analisi con una punta di soddisfazione per un oggetto di design che appaga l'occhio e i suoi gusti, lasciando la parola al motociclista che senza perdere tempo sale in sella. Subito confermata la sensazione iniziale, ovvero di una postazione di guida da "custom", solo che poggiando (letteralmente) i piedi sulle grosse pedane si trova solo a destra il comando del freno mentre a sinistra non c'è la leva del cambio;

la Vultus infatti dispone del cambio DTC, che volendone parlare subito è una vera figata; non lo avevo ancora provato fino ad ora e devo dire che ne sono rimasto favorevolmente colpito. Puoi gironzolare tranquillamente impostando "Drive" o se hai bisogno di forzare l'andatura o avere più grinta basta selezionare Drive sport e se ancora non ti basta comandare il tutto manualmente con due "palette" azionabili dal comando posto a sinistra sul manubrio. Gli specchietti, integrati nella "carena" o nel "pezzo di design" come direbbe l'architetto, permetto una corretta visione ma sono davvero larghi, tanto che nel traffico della mattina milanese a volte creano non poche difficoltà, accentuate anche dal fatto che alle basse velocità il passo lungo della Vultus non aiuta nell'agilità nel zigzagare tra le auto.

Va meglio fuori città, anche se a dispetto della forma della carena e del "taglio" che sembra essere la cosa più aerodinamica possibile, la protezione all'aria non è molta, e il plexy spara l'aria proprio dritta sul casco; ovvio che quest'ultima parte è davvero soggettiva, in relazione all'altezza del pilota. Il sellino del passeggero può, in assenza di quest'ultimo, diventare schienale per chi guida.

Il nostro "tester" zainetto ci conferma di non aver avuto vita facile, senza appigli sicuri, il piccolo sellino non è il posto più comodo del mondo, tanto che dopo un pomeriggio di viaggio e poco più di 200 km percorsi lo zainetto ne uscito distrutto. In realtà anche il pilota/motociclista ha trovato  la posizione di guida abbastanza stancante, sopratutto per le gambe; con i piedi così avanti, alle alte velocità (sopra i 100 orari) tenere le gambe in posizione richiede uno sforno muscolare degno di nota. Andando a cercare qualche curva la Vultus si comporta bene sul misto veloce, mentre invece il misto stretto non è forse il suo terreno ideale; qui è meglio mettere il DTC in manuale per avere il totale controllo del motore e della risposta del gas per guidare come si deve.

La scarsa luce a terra fa si che le pedane sfreghino presto per terra, nessun problema, ma alla prima volta che succede lo spavento è assicurato. A dispetto delle forme generose, il serbatoio è piuttosto piccolo anche se i consumi davvero ridotti consentono con un "deca" percorrenze impensabili. Non esistono praticamente vani porta oggetti, nemmeno sotto la sella, questo forse è un limite.

Il motore è generoso da tutto subito, complice anche la corsa "corta" dell'acceleratore; è facile quindi "sentirsi proiettati in avanti" anche dando apparentemente un filo di gas, e i cavalli disponibili sono più che sufficienti a divertirsi.

Si fatica a capire sulle prime come impostare le curve e quale stile di guida tenere, ma poi ci si abitua. L'analisi del motociclista è decisamente più critica di quella dell'architetto perché deve giudicare una moto che sostanzialmente è monoposto con ridotte capacità di carico e uno "stile di guida" tutto particolare, che va prima di tutto capito. Concludendo Vultus significa in latino "aspetto", "espressione" e siamo concordi che di personalità questa moto ne ha da vendere, ma (parere personale) nel 2016 il suo aspetto è ancora troppo "manga" per essere apprezzato fino in fondo...tanto che anche specchiandomi nell'ultima vetrina prima di riconsegnare la moto ho detto ad alta voce "dredd...la legge sono io". E con un sorriso beffardo e divertito ho messo il cavalletto e spento il motore.

 Si ringrazia Honda Italia per la moto concessa in prova. Grazie anche agli amici della "Trattoria di Coronate" (www.trattoriadicoronate.it) per alcuni di questi scatti

Abbigliamento del Test:

Giubbotto Macna Clash , Caschi Caberg Freeride e LS2 FF322, Stivali TCX, Maschera Alzela, Pantaloni Macna 

Fagna