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Moto Guzzi Sp1000 Dragoni Special - Test aMotoMio

Se avessi scritto non più tardi di 5-6 anni fa che questa Guzzi era un bel pezzo di ferro, tale affermazione sarebbe suonata come denigratoria. A scriverlo oggi, mi sembra chiaro, è sinonimo di molte cose, anche se non tutte meglio definite ma che suonano come design, gusto, personalità, muscoli ecc.

 


Non so bene Nico Dragoni che intenzioni avesse nel pensare questa SP1000 in versione cafè racer, non me lo sono fatto dire, non ci siamo persi come al solito in chiacchiere, sono salito in sella e via, in una nuvola di polvere estiva mischiata al rombo degli scarichi. Che poi, posso dirvi, l’idea non è stata molto geniale, il gioco del silenzio dico, visto che alla prima curva, in cerca subito di una staccata d’altri tempi una scalata di troppo e a momenti il posteriore mi sbatte la come una pelle di stracchino.

Se avessi chiesto lumi magari avrei evitato di maltrattare sto millone che ha sia un freno motore poderoso, sia un cardano scorbutico e poco incline alla socializzazione immediata. E il gioco del silenzio è continuato, perché di sto numero da circo il buon Dragoni lo saprà….adesso…leggendo. Cosi una foto della mia faccia sarà usata come tiro al bersaglio in officina.  Rischi del mestiere a parte, e prima ancora di parlare di meccanica, parliamo di frivolezza, ovvero dedichiamoci all’estetica.

Forse una delle più belle scelte cromatiche che Nico abbia mai proposta su una sua moto, anzi, sfoderando il consueto discutibile mio gusto personale, posso dire che questa 1000 è decisamente belle, aggraziata nelle forme, dura quanto basta per piacere anche ai duri.
Tutta una serie di raffinatezze, partendo dalle pedane racing arretrate,  per arrivare ai vari comandi e “leveraggi” sul manubrio non fanno altro che impreziosire l’idea e l’immagine di questa special con la S maiuscola.
In sella…beh ragazzi, in sella è dura forte, con le pedivelle molto in alto, che costringono la gambe ad una posizione sportiva d’altri tempi che nemmeno Agostini forse approverebbe, ma che alla fine mi è piaciuta un bel po’. Certo accoppiata ai semimanubri non ne fa una moto per viaggiare sulle lunghe distanze…ma quale special lo è fino in fondo?  Di contro è guidabilissima e grazie anche la ciclistica rimasta invariata come quote rimane una moto che sul misto ci può far divertire e anche parecchio.

Il bicilindrico di Mandello spinge forte con una coppia poderosa, complice anche l’incredibile alleggerimento di tutta la moto; il cardano di vecchia generazione non è quanto di più sportivo (nell’accezione del 2015) ci si possa aspettare, ma se non si esagera a fare emh…cazzate….la sua presenza si nota a malapena. Per fortuna l'esuberanza è contrastata da un nuovo impianto frenante completo anche di tubi in treccia. La lista delle modifiche e delle chicche è lunghissima e la lascio per ultima, ma alcuni particolari sono degni di nota, mi riferisco allo scarico 2 in 1 fatto a mano, la spilla del nonno del proprietario incastonata sullo sterzo e gli interruttori luci.

 

Insomma, velo posso dire, bella e proprio bella, mi piace un bel po’…personalità ne ha da vendere, potrei dire che forse è una delle più belle moto e riuscite moto made in Dragoni.  Poi…poi dai non si può negare, il motore a V guzzi, da solo potrebbe reggere gioco, immagine, idea e tutto lo spettacolo; basterebbe avvicinare a quel blocco motore due ruote e l’immagine della motocicletta, LA motocicletta è li bell’e pronta. E Nico, a mio avviso è stato bravo a reinterpretare, ancora una volta, la storia del "V", esagerando con 500 cc per lato, in una immagine finale degna di gareggiare in molti concorsi a tema; ma il suò papà lo sappiamo non è mai soddisfatto, quindi non mi sento di escludere che la Sp torni di nuovo sotto i ferri…ancora e ancora alla ricerca della perfezione, che forse e per fortuna…non arriverà mai.

Ecco la lista completa delle modifiche:

*Cerchi verniciati a polvere neri

*parafango in alluminio

*pompe freno sostituite con più moderne e performanti (mi sembra di un cbr)

*tubi freno in treccia

*manubrio fatto a mano con eliminazione comandi e fili nascosti

*Comandi gas e frizione in alluminio

*contakm di derivazione harley con plancia fatta a mano con spie e interruttori luci

*spilla del nonno del proprietario su dado canotto sterzo

*collettori 2in1 fatti a mano e bendati con terminale in acciaio con dbkiller

*teste verniciate di nero

*parateste fatti a mano

*filtri a cono

*batteria sigillata nascosta sotto al cambio

*ammortizzatori un pelo più lunghi

*portatarga fatto a mano con luci targa a led

*parte elettrica semplificata e nascosta

*manopole e sella fatte su misura in pelle

*serbatoio da endurance in vetroresina

*pedane racing arretrate

*stop a led incassato nella sella

*frecce e specchi aftermarket

 

aMotoMio ringrazia Nico Dragoni Motociclette per averci affidato in prova questo prezioso gioiello

Foto di Carlo Flaminio.

Abbigliamento del test: Giacca Montecatena Rotas Legend, Pantaloni Promo Jeans, Sneakers TCX, Casco Caberg Doom Legend, Occhiali MrGamba, Maglietta aMotoMio Scudo by Mister Maglietta

Fagna