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Cow Adventure –Report di Sasaplanet

La bella stagione è ormai arrivata e, non so voi, ma io in questo periodo in moto ci vivrei, per questo motivo quando un mese fa, il mio amico Riccardo mi ha chiamato per chiedermi se mi andava di affrontare la Cow Adventure non ho esitato nemmeno un attimo, Riccardo ha sponsorizzato la manifestazione con la sua azienda, la Clover, pertanto siamo stati invitati a partecipare.


La Cow è una manifestazione non competitiva che fa parte del circuito Adventure della FMI; tra le gare che vi fanno parte, questa, è senza dubbio una delle più dure, l’obbligo è di partecipare con moto sopra i 145 kg di peso che siano mono o bicilindriche, non importa ma comunque che siano delle Dual sport.
Il tracciato si snoderà tra 400-450 km quasi all’80% su strade sterrate e si svilupperà in due giorni da seguire con tracce GPS.
Chi avesse letto il mio ultimo servizio sul Travellers Camp sa che avevo avuto dei problemi all’alberino del Pignone e che lo avevo fatto saldare per poter tornare a casa, le due manifestazioni sono però molto vicine quindi, a causa della complessità del lavoro e il tempo necessario, decido di partire con la moto non in perfette condizioni, vedremo se riuscirò ad arrivare alla fine. Finalmente è arrivato il momento di partire il ritrovo è per le ore 18,00 a Farini in provincia di Piacenza, quindi carico la moto, imbocco l’autostrada e mi dirigo verso la mia meta, uscito dal tratto autostradale, inizia il piacere di guida, si inizia a salire e mi diverto a disegnare curve in sequenza con il mio KTM.



Arrivo nella piazza dove avrà luogo la partenza e già mi accorgo di quanto sia organizzata nei minimi dettagli, c’è il parco chiuso per le moto, la musica e il palco dal quale il giorno dopo dovremo partire.
Devo dire la verità: avevo creduto che fosse la solita scampagnata su stradine bianche, ma il livello dei mezzi, e delle loro preparazioni, mi fa presagire che forse non sarà proprio così facile. I partecipanti continuano ad arrivare uno ad uno, intanto sul palco vengono chiamati i nomi più blasonati di questa edizione.
Si susseguono i vari: Roberto Boano grande preparatore di Africa twin e sopratutto Dakariano che negli anni 80 faceva brillare i nostri colori nelle manifestazioni Africane, Bruno Birbes il Bresciano, famoso per il gran manico nella regolarità e per qualche Dakar, infine un Dakariano moderno Livio Metelli reduce dalla sfortunata edizione 2017, conclusa a poche tappe dalla fine a causa di un incidente, questa sarà per lui la prima opportunità di testare la condizione fisica.

Metelli Boano
Gruppo Palco di partenza


La serata è piacevole e scorre veloce tra bottiglie di vino e risate, si sa dove c’è un endurista c’è sempre dell’alcol che scorre, finché arriva il momento di piantare le tende nel campeggio disposizione e di prepararsi per il giorno dopo.
Sveglia di prima mattina, si prepara il bagaglio che sarà portato a destinazione dall’organizzazione, e via verso il palco della partenza dove, dopo una veloce colazione e qualche intervista di rito, l’allegra combriccola è pronta a partire.
Ci allacciamo il casco ed è già il nostro turno, dopo i pochi km di asfalto le gomme hanno il loro primo contatto con la terra. Già da subito capiamo che questa prima parte di tracciato non sarà facilissima, qualche saliscendi nel sottobosco qualche pietra a rallegrare la giornata ed è già tempo di giocarsi le prime cadute, dopo una pozza di fango che rallenta la velocità, c’è una curva con una salita scivolosa quindi i grossi bicilindrici iniziano a cadere uno dopo l’altro e si forma la famosa "compagnia della spinta" e i partecipanti tra sfottò e risate si aiutano l’uno con l’altro a salire in cima.

Caduta Spinta tra amici


Io non so se è masochismo o goduria, ma adoro guidare il mio KTM 990 Adventure S in off, c’è qualcosa di perverso nel farlo, vedere cosa questa bestia da 220 kg riesce a fare mi mette adrenalina ed eccitazione. Dopo un breve tratto scorrevole arriviamo in una zona con rocce smosse, dove io arrivo come sempre a cannone, faccio una curva e mi ritrovo il grande Birbes a terra, per evitare di centrarlo in pieno finisco a terra ma allegro lo aiuto a tirar su la sua moto, rialzo poi la mia e riparto poche curve e mi ritrovo in un girone Dantesco, davanti a me ci sono cinque moto stese a terra e relativi proprietari che si aiutano l’uno con l’altro a tirar su le moto, siamo su una salita insidiosa e piena di pietre, che con i grossi bicilindrici o prendi a fuoco, oppure non riparti più, tant’è che anch’io che mi ero fermato per non investire nessuno ho bisogno della compagnia della spinta, la potenza della “Bestia” e le gomme non propriamente adatte non mi consentono di ripartire, porto quindi la moto in cima con l’aiutino e scendo a tirar su un po’ di moto sdraiate, mentre Riccardo con il suo KTM 690 sale senza problemi.



Si arriva poi al ristoro, dove l’organizzazione ha previsto un ottimo pranzo, ci rilassiamo un attimo beviamo e siamo pronti a ripartire, anche se io inizio ad accusare problemi di slittamento alla frizione, forse saranno i settantacinque mila km tra fuoristrada, viaggi e uso intensivo ma la mia moto ormai ha proprio bisogno di un po’ di cure, per ora speriamo solo che arrivi a fine manifestazione.
La seconda parte è molto più scorrevole e veloce, dall’Appennino Tosco-Emiliano siamo entrati in Liguria e qui c'è molta meno roccia le medie si alzano e ci divertiamo un bel po’ non senza giocare qualche bel Jolly perché per quanto sia facile far prendere velocità a questi bestioni, altrettanto difficile è fermarli, quindi, qualche dritto lo facciamo.
Dopo quasi 200 km arriviamo a Rapallo, dove mettiamo le moto nel parco chiuso che questa volta è in un cantiere navale abbandonato e piantiamo le tende sulla spiaggia location magica, scelta con cura, ci viene poi offerto un aperitivo e facciamo un bagno rinfrescante. Bella l’idea del campeggio sulla spiaggia e ottima cena offerta dall’organizzazione, la serata è piacevole e altrettanto fare tardi a parlando di moto.

Rapallo

La sveglia suona ancora presto e nonostante siano le 6,00 fa già caldissimo, sono un po’ preoccupato, non sarà facile guidare con queste temperature, anche se sto provando la giacca Airjet 3 della Clover e devo dire che ne rimarrò entusiasta; il tessuto retinato permette alla pelle di respirare e l’aerazione in movimento, è perfetta, non mi aspettavo che un prodotto nato per lo più per un uso stradale si potesse ben adattare a uno così estremo. Nel secondo giorno si ritorna verso Farini ma il tracciato è più scorrevole e prevede un po’ più di asfalto in modo da arrivare nel pomeriggio e godersi la festa di fine giornata.
Andiamo belli allegri e i km scorrono veloci, non so perché ma la seconda giornata me la sono goduta proprio a pieno, forse perché ho smesso di preoccuparmi per i problemi alla moto e non ho più pensato a preservarla ma solo a divertirmi, quindi gas spalancato e tanto divertimento. Arriviamo al ristoro e ci fermiamo a riposare, le temperature sono veramente proibitive, mangiamo qualcosa e ripartiamo con l’intenzione di arrivare presto per goderci tutta la festa, ma si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

cow adventure Panorama


Riccardo, mentre stava riprendendo con la GoPro, perde la telecamera, accortosi dopo poche centinaia di metri, torniamo indietro e perdiamo quasi due ore a cercarla invano, ormai si sta facendo tardi e siamo gli ultimi sul percorso quindi decidiamo di lasciar perdere e a malincuore riprendiamo il giro, ma non vogliamo tagliare su asfalto. L’ultimo tratto come la parte iniziale del giorno precedente è molto rocciosa e iniziamo dei saliscendi tecnici su sassi smossi divertentissimi, ci avviciniamo così verso la fine dove arriviamo quando quasi tutti i partecipanti sono ormai andati via, ci siamo persi la festa finale, un vero peccato avendo visto com’è stato organizzato tutto il resto sono certo che ci saremmo divertiti, quindi non ci resta altro che salutare Dario e Vanni ringraziarli per questi 400 km di pura adrenalina e darci appuntamento al prossimo anno, la Cow Adventure mi ha piacevolmente sorpreso e la segnerò nel calendario come imperdibile.

Ho utilizzato: Casco LS2 – Giacca, pantaloni e paraschiena Clover – Stivali TCX

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