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EICMA 2016: qualcosa è cambiato...

È un Eicma delle mezze stagioni con pochi botti ma molti colori, è un Eicma che sembra terra di passaggio tra un'epoca motociclistica e l'altra, molte cose che lasciano quel gusto particolare di "se me la mettessi nel box?" ma nessuna corsa forsennata verso i fuochi artificiali della grande novità.

Gli annunci importanti che avevano preceduto l'apertura di Eicma non sono stati cosi tanti come in altre edizioni, dove alcune case sembrava stessero per lanciare un nuovo modello dello Shuttle (che cilindrata era?), forse Honda e Suzuki hanno provato a creare un po’ di can can per il lancio delle nuove belve, ma complice la lunga, lunghissima attesa, la gente forse si aspettava qualcosa di più… marziano. Purtroppo per loro le italiche, Ducati, Aprilia e MV Agusta, sembrano proprio venute dallo spazio, dal futuro, quel genere di moto che come si suol dire al solo vederle ti fanno salire la carogna, quel genere di sensazione che forse è mancata. E' il passato che sposa il moderno.



Le sorprese comunque ci sono e forse arrivano da dove non ti aspetti. Non so quanti saranno d'accordo con me, dopotutto non ricordo un'edizione in cui il mio voto fosse tra quelli della moto vincitrice del salone, mi permetto quasi sempre di lasciarmi sorprendere da un viaggio senza mappa tra padiglioni e stand più che dagli annunci, per rimanere sconvolto come quando vidi la VUN e la DUU.

Triumph!!! Questa la mia sorpresa, si chiama Bonneville Bobber ed è davvero da mettersi in garage. Lo stile nelle moto di Hinkley già di solito trasuda dai pori dela vernice, ma qui siamo all'apice. La Bobber sembra uscita dagli anni 30 o 40, trasferita attraverso un tunnel temporale, la fedeltà di Triumph ad elementi come i coperchi del motore, alla forma del serbatoio e ad altri particolari la rendono già vintage, ma vezzi come ad esempio la sella monoposto e il blocchetto di accensione sul lato destro del motore sono davvero una gran leccornia. Chi non si vede già in jeans, giubbotto di pelle sdrulcito, casco aperto, occhiale e... "mi guardano tutti"!!! Fin qui tanto stile e tutto bene, poi la sorpresa: guardi il telaio rigido posteriore e per un attimo è panico, la schiena è fregata. Ma eccolo li, il colpo di genio, tra sella e parafango spunta un modernissimo, non troppo in vista, discreto, ma visibile, monoammortizzatore. Che botta!



Si cambia palcoscenico ed ecco la seconda grande sorpresa. Se sono stato biasimato sulla prima scelta, sulla seconda verrò lapidato forse, ma è il nuovo che avanza, Energica ne ha combinata un'altra!!! Si chiama Esse Esse 9, come la Via Emilia che attraversa la Motor Valley, giù da Milano per tagliare la pianura fino a dove ingenio e passione italiana spesso si trasformano in motori. In Energica ormai hanno perso qualsiasi inibizione, tutta la grande tecnologia Made in Italy di questa belva va messa a nudo. Un motore a scoppio mostra i cilindri, quello elettrico pacco batterie e motore elettrico, il risultato è di gran qualità, un design minimalista raffinato da lavorazioni dal pieno, da una sella in stile leggermente retrò, da quella tabella al centro della moto che spicca come un quadro. Tutti staranno discutendo come al solito se una moto elettrica è una moto, se non facendo brum brum dà lo stesso emozione, avendola provata vi assicuro di si, ma al di là di tutto non si può negare che non si parla più di esperimenti, è una realtà ed è italiana. In produzione la nuova Esse Esse 9 ci andrà tra più di un anno, ora mentre l'elettrico diventa sempre più concreto sta ad Energica continuare a mantenere il vantaggio sulla concorrenza.

In tanti poi aspettavano sostanza anche da Ducati, grande attenzione era per la SuperSport, il ritorno alla sportiva stradale made in Borgo Panigale. La moto non delude, è bella, è di qualità, è una Ducati di razza, ma forse manca la rifinitura, complice qualche particolare poco curato su una moto che a prima vista farebbe dire "forse è quella giusta", come la frizione a filo invece che idraulica e una carena che lascia vedere all'interno un motore poco ordinato.  La posizione in sella è quella giusta, a differenza della Panigale dove ci si trova troppo sparati sui manubri per razzolare per strada sulla distanza, qui si è in una situazione più equilibrata, più giap per intenderci, come ad esempio sul nuovo Suzuki Gixxer 1000, presentato in pompa magna offre finalmente una moto delle dimensioni più contenute, da Superbike, ma come detto la posizione in sella resta meno estrema, per strada la si può sicuramente usare senza chiedere pietà. Molto attesa, forse non eccitante, non con la carogna. La dotazione è completa, sia per elettronica, che per ciclistica e anche per cavalleria, ma la scelta di questa colorazione celebrativa completamente blu uccide i tratti del nuovo design, una colorazione più racing, più studiata avrebbe aiutato ad esaltare questo nuovo gixxer.

Stesso destino un po' per la nuova Honda CBR1000RR Fireblade, attesa anche lei da molto tempo, si è arrivati ad un salto generazionale vero, soprattutto nei contenuti che devono essere all'altezza del campionato mondiale Superbike, ma che dal punto di vista estetico sono belli, ma non eccitanti. Sarà la solita Honda molto efficace, tutta la componentistica è molto ben fatta, la moto appare compatta anche se meno "alla MotoGP" della progenitrice, snella e ben fatta, ma l'emozione non ti assale come una belva nascosta nel buio.

Allora dove cercare altra eccitazione? Le cose a dire il vero non mancano, a partire da BMW che in effetti ci conferma dal vivo la bellezza della versione Racer della nineT, versione che ricalca forme e vezzi delle moto sportiva anni 60-70, BMW che presenta anche la versione rinnovata della S1000RR HP4, con totale uso di carbonio per gli amanti della pornografia motociclistica. Lo stand del gruppo Piaggio mostra invece luci ed ombre, Moto Guzzi in grande splovero con i nuovi allestimenti della V7 III, che festeggia i 50 anni dalla produzione della prima V7, e con la avveniristica MGX-21, un continuo ponte tra passato e futuro, tra stile e tecnologia. In ombra invece resta il marchio Aprilia, con poche moto e con quella creatura eccelsa della RSV4 chiusa nel recinto lontana da mani e desideri morbosi dei motociclisti. I grandi esperti di marketing ne sanno molto più di me, ma forse sfugge il valore di certe creature, tutt'ora sul podio delle più belle supersportive in produzione.

Di Triumph ne abbiamo già parlato, ma un'altra chicca merita di essere guardata e apprezzata, parliamo della Thruxton R, Café Racer dal piglio aggressivo imbottita di particolari di grande stile, come la fascia in metallo sul serbatoio, il tappo benzina di lato e gli specchietti bar-end, ma dopata da sospensioni Ohlins e pinze radiali Brembo! Dal café racer al custom ci si arriva via Harley-Davidson, la cui novità principale è il nuovo motore Milwaukee-Eight che equipaggerà le sue turistiche. A breve distanza troviamo anche la rinata Indian, che con orgoglio mostra soprattutto il suo nuovissimo sistema di info enterteinment per le cruiser, con schermo da 7 pollici, navigatore, telefono, stereo, informazioni sul veicolo, il tutto utilizzabile come un normale tablet anche con i guanti, e con alcune sezioni in effetti molto avvenristiche, come la possibilità di dividere in due la schermata e avere funzionalità diverse in sovraimpressione.

Per il mondo Naked le novità più salutate sono la Kawasaki Z900, sempre più raffinata nelle forme del corpo, non gradevolissimo il disegno di questo frontale, ereditato dalla Z1000. Questa poca distanza tra le cilindrate potrebbe risultare un fuorviante, 100cc di differenza non sono forse il giusto intermezza, ma questa nuova 900 segna un punto di passaggio verso i nuovi modelli. L'adozione di un telaio a traliccio che utilizza il motore come elemento portante (Ducati docet), le molte nuove parti di motore e frizione, la posizoone diversa in sella forse annunciano una nuova generazione. Anche KTM prosegue sulla via Super Duke, che nella versione GT acquista un avveniristico cupolino, se si può chiamare così, e le strutture per diventare una turistica da record sul giro. Forse un po' troppa le analogie con la SMT, moto abbandonata troppo presto. In vista il prototipo della Super Duke 750.

Tra il mondo delle naked e quello della café racer si piazza Yamaha con la sua XSR, lo stand dei tre diapason mostra i suoi modelli di produzione accompagnati da alcune customizzazione del progetto Faster Sons, frutto delle mani esperti di appasionati visionari della meccanica a due ruote. La XSR ha già un design davvero diverso, anomalo, un modo per rendere nuove forme che provengono dal passato e non solo una riproposizione di linee vintage.

Il tempo degli annunci col botto per la nascita delle grandi viaggiatrici è passato, qualche ritocco, qualche versione ibrida, ma c'è ancora il tempo per un colpo, per lo meno possiamo salutare l'arrivo di una popolana di lusso, la nuova "multistradina", la 939cc, ora le chiamiamo piccole, una volta erano quote importanti, il punto di approdo del desiderio di abbondanza. Fa il verso alla sorellona in maniera impeccabile, stesse soluzioni, qualche risparmio come il forcellone comunque bello, alcuni un po' meno come la frizione a filo.

E' l'anno del  festival dei dashboard, un nuovo giro di boa dopo il passaggio dall'analogico al digitale. Grandi, colorati, scenografici, sportivi o super informativi, ma sono di sicuro belli, questo è il mio giudizio. Le sportive indossano quelli in stile MotoGP, le turistiche di tutte le razze grandi e colorati. Anche chi come Yamaha sulla linea XSR ha scelto forme retrò, ha saputo creare il giusto mix tra nuovo, lcd, e classico nelle forme. Stupendi i dashboard di Ducati.

La carrellata termina con un evidente trend per tutte le case, l'uscita di nuove versioni tra i 250cc e i 400cc dei principali best seller, una lunga lista di moto che si preparano ad invadere il lontano oriente, dall'India alla Cina e dintorni, il nuovo filone d'oro. Anche l'elettrico avanza e in EICMA è ormai una presenza vera, tangibile, Energica la abbiamo già citata, Zero Motorcycle, Peugeot, ma anche un'altra azienda italiana, Askoll, ha ormai consolidato la sua posizione nel settore del movimento sostenibile, con la sua linea di scooter e ora anche con una piccola city car molto ben fatta, anteprima di un nuovo percorso.

Per chiudere come non farsi male, un giro nello stand MV Agusta ad ammirare alcune tra le più belle opere d'arte a due ruote e guardandole sentire insinuarsi quel dubbio maledetto... ho comprato la moto sbagliata?

C'è altro? Si tanto e tanto altro, è una fiera di mezzo e forse per questo molto ricca, lontana dalle ultime dove i botti erano in un unico settore, non vi resta che avventurarvi tra padiglioni e corridoi, abbandonarvi alla passione e al desiderio.

Buon viaggio.

Wolf

 

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